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La politica fascista tra rivoluzione e ricerca del consenso: uno sguardo d'insieme e il caso del territorio livornese

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30 assistette inoltre ad un forte incremento della produzione di film d’avventura e western, sulla falsariga dei generi americani (“La figlia del corsaro verde”, del 1940, interpretato dall’attrice livornese Doris Duranti di cui si tratterà in seguito, famosa anche per la sua liaison con il gerarca Alessandro Pavolini, e “I pirati della Malesia” del 1941) e di argomento storico, soprattutto riguardante la Roma antica tanto in voga all’inizio del secolo e considerata basilare per il fascismo (“Nerone” di Alessandro Blasetti è del 1930). 45 Per quanto riguarda invece il cinema dichiaratamente di propaganda, il regime non abusò mai di esso, anche se non mancarono le pellicole “in camicia nera”, dichiaratamente nate con tale intendimento. Il primo film ad argomento propagandistico fu “Sole” di Blasetti, del 1928, con per soggetto le bonifiche dell’Agro Pontino e le difficoltà e le resistenze dovute allo scontro della mentalità innovatrice con quella conservatrice dei contadini. Ne seguirono altri, di cui alcuni dei più riusciti furono “Camicia nera” di Giovacchino Forzano del 1933 e “Vecchia guardia” di Alessandro Blasetti del 1935. . Luigi Freddi, come detto in precedenza, fu, a detta di molti 46 , ritenuto il vero artefice del rinnovato interesse italiano per l’ottava musa. Egli infatti, dando voce alla necessità del regime di utilizzare a livello propagandistico il linguaggio cinematografico, fu fautore di una politica volta ad utilizzare il doppio canale dell’intervento statale e dell’iniziativa privata, controllando attentamente i finanziamenti, che si rivelarono, ovviamente, il modo più efficace per tenere sotto controllo la produzione dei film, piegandola alle necessità del regime ed imbrigliando artisti, registi e sceneggiatori. L’atteggiamento del regime di fronte all’uso diretto della propaganda fu comunque piuttosto guardingo (l’accoglienza da parte del pubblico di alcune pellicole apertamente propagandistiche, come “Camicia nera”, non fu entusiastica a fronte dell’impegno economico e di mezzi profuso), preferendo di gran lunga una propaganda più discreta, per quanto più che presente, intuendo che la scelta per una produzione troppo didascalica avrebbe compromesso la fruizione delle opere stesse da parte del pubblico, risultando poco convincente, noiosa, ed alla fine, quindi, deleteria per l’immagine del fascismo. Freddi, ma anche il potente e intelligente Bottai, ministro dell’Educazione Nazionale, erano dell’opinione che il modello da prendere a riferimento fosse molto di più quello americano, spettacolare ed avvincente, che quello sovietico o anche tedesco, più volti alla veicolazione dei contenuti propagandistici ma meno efficaci al fine della comunicazione. 45 Cfr. Philip Cannistraro, op. cit, pagg. 285-286. 46 Cfr. A. Venturini, op. cit., pagg. 33-46.
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La politica fascista tra rivoluzione e ricerca del consenso: uno sguardo d'insieme e il caso del territorio livornese

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Maria Andreini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Tarchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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