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Latino e italiano attraverso i secoli

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5 UNA LUCE IN ALTO NEL CIELO Una radice indoeuropea *sed (sedersi) si appoggia al prefisso “ni”, che indica un movimento verso il basso (Martinet). Di qui, il latino *nìsedos > *nìsdos > nīdus. Etimo uguale hanno l’inglese nest, il tedesco nest, l’armeno nist, l’irlandese antico net, l’irlandese moderno nead. (Meillet). Così ha tolto l’uno all’altro Guido La gloria della lingua; e forse è nato Chi l’uno e l’altro caccerà dal nido. Il verbo sedēre si basa sulla radice *sed, ampliata con il suffisso durativo “ē”, per cui si ha sedeo (seconda coniugazione). Altra cosa è la particella “sed”, che indica il concetto di allontanamento, mancanza. Abbiamo qui “seditio”, ma non un *sedeo (Meillet). Il suffisso “na” aveva invece una vocale aperta. Ed era, si direbbe, una sorta di deittico, collegato al gesto di indicare qualcosa di lontano, qualcosa lassø in alto. Possiamo ricostruire *leuk-na, cioè una luce (leuk) là in alto (na). Quando la radice prende la marca del nominativo, si ha *leuksnà > *louksnà > *lòuksna > lūna (Palmer). A Preneste troviamo losna (Goidanich). Abbiamo poi l’irlandese luan e lo slavo luna (Meillet). Ma a questo punto la “a” dell’antico deittico è ormai avvertita come la desinenza di un nominativo femminile. La luna entra quindi nel novero delle divinità femminili. Ma non cinquanta volte fia raccesa La faccia della donna che qui regge Che tu saprai come quell’arte pesa. La luna aveva però un nome piø antico. Un indoeuropeo *mēn ci dà in greco mēn (mese, maschile) e mēnē (luna, femminile). Un germanico *maenon (luna) diede il tedesco mond (luna, maschile). In inglese troviamo moon (luna) e month (mese). In latino, *mēn ci dà Mēna (una dea romana), mensis (mese), metrum (metro), mensura (misura). Noteremo anche, in tedesco, la parola popolare Nebelmond (la luna delle nebbie), che indica il mese di novembre. E infine ci accorgeremo che in tedesco la luna è maschile (mond) e il sole è femminile (sonne). In italiano avviene il contrario. Intesi allora che i cipressi e il sole Una gentil pietade avean di me. Ludovico Ariosto, poi, guarda alla luna come al luogo dove si trovano le cose perdute. Così Astolfo si reca lassø su un cavallo alato, per cercare il senno di Orlando, che troverà chiuso in una boccetta. Poi Orlando annuserà la boccetta, e riacquisterà la ragione. Le lacrime e i sospiri degli amanti L’inutil tempo che si perde al gioco E l’ozio lungo d’uomini ignoranti Vani disegni che non han mai loco. I vani desideri sono tanti, che la più parte ingombran di quel loco. Ciò che insomma quaggiù perdesti mai, lassù salendo ritrovar potrai. Da una radice *pet (volare), abbiamo in greco “pètomai” (volare) e “ptoròn” (penna, ala). In latino, abbiamo *pet-na > *pedna > penna, cioè *pet (volare) là in alto (na). Un cantico tedesco lento lento Per l’aer sacro a Dio mosse le penne. La parola *pedna indicò prima un uccello, e poi solo la penna. (Palmer). Da *pet (volare), abbiamo petĕre (dirigersi) e impĕtus. Il nome dello sparviero, accǐpǐter, è un arcaico *acupěter (ala veloce, dal greco), ravvicinato ad accǐpěre (afferrare) per etimologia popolare. (Meiilet). Karl Ernst Georges, per il nome della stella, postula *stĕr > *stĕrǔla > stēlla. Ma per Meillet questa ipotesi è arbitraria. Meillet ricostruisce *stel-na, con un suffisso -na, in origine forse un locativo, che si riscontra anche nel nome germanico del sole, con il gotico sunno, il tedesco sonne, l’inglese
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Latino e italiano attraverso i secoli

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Castronuovo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Francesco Montuori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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bruno migliorini
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