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Latino e italiano attraverso i secoli

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6 sun. Questi nomi sono a volte maschili e a volte femminili, il che sembra rispondere ad antiche differenze concettuali. In latino, sīdus è neutro, aster è maschile, stēlla è femminile. Salimmo su, ei primo ed io secondo Tanto ch’io vidi delle cose belle Che porta il ciel per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle. L’indoeuropeo attraverso i millenni L’antico indoeuropeo aveva cinque vocali (a, e, i, o, u), realizzate in dieci fonemi, poichØ potevano essere brevi o lunghe. (Silvestri). Troviamo vocali lunghe radicali (tū, tē), per unione di piø vocali (trēs), per compensare la caduta di una laringale (ŏctō). L’indoeuropeo aveva i dittonghi e le semivocali, piø un suono indistinto (schwa), che si comporta a volte come una semivocale. (Saussure). Nella fonetica, troviamo un accento intensivo libero. Nella sintassi, troviamo una sequenza soggetto-oggetto-verbo. (Martinet). L’indoeuropeo, nella sua prima fase, può definirsi una lingua di tipo agglutinante. Nella morfologia, alcune particelle suffissali, unite alle radici dei nomi, e fortemente accentate (con lo spostamento dell’accento sull’ultima sillaba), portano alla formazione delle declinazioni (e delle coniugazioni). In questa seconda fase, l’accento è prevalentemente finale (*tacitòs). L’indoeuropeo si avvia a diventare una lingua flessiva. (Martinet). Una terza fase linguistica si individua tra gli Indoeuropei occidentali. (Germani, Celti, Osco-Umbri, Latini). Le varie lingue sono ormai di tipo flessivo. L’accento, in questa fase, si sposta sulla prima sillaba (*tàcitos). Questo accento, in latino, era assai forte. (*Dìsfacilis > *dìfficilis). Ma in celtico e osco-umbro l’accento iniziale era ancora piø forte. Le particelle suffissali sono alla base dei paradigmi di nomi e verbi. Il suffisso “es” indicò in origine il moto da luogo. Da lì venne il concetto di appartenenza, con il genitivo singolare. Sviluppi successivi portarono all’ergativo e quindi al nominativo singolare, da cui infine si sviluppò il nominativo plurale in es. (Martinet). Un nominativo plurale seriore si origina poi dalla “i” dell’antico deittico, che diviene anche desinenza verbale. Un suffisso “èi”, che in origine indicava il moto a luogo, diede il dativo e quindi il locativo. Da un suffisso “t”, che indicava l’azione, si formarono le terze persone singolari. Poi un’ulteriore marca vocalica (o), di natura aggettivale, diede il suffisso -to, prima con valore attivo (pōtus, iurātus), poi medio o intransitivo (tacǐtus), infine passivo (altus, libertus). Nel latino piø remoto, il suffisso -to era accentato. *Deik-tòm diede *dǐctòm (latino preistorico), da cui venne dǐctum (latino classico, con accento iniziale). Nelle altre voci verbali, invece, l’accento rimase sulla sillaba iniziale. Si ebbe quindi dīco (< dèico) e dīxi (<dèic-si). Così oggi, in italiano, abbiamo “io dico”, “io dissi”, ma “io ho dØtto”. La marca dell’azione (t) è anche alla base del suffisso tōr, che indica l’agente (factōr, pictōr), e del suffisso tūra, che indica il risultato dell’azione (factūra, pictūra). Tu sei colei che l’umana natura Nobilitasti sì, che il suo fattore Non disdegnò di farsi sua fattura. Una particella “m”, che era una marca di moto a luogo (verso un punto lontano), in alcune lingue prese anche le funzioni di accusativo, con un processo simile all’accusativo preposizionale spagnolo. (Martinet). In inglese, abbiamo whom, him, them. In latino, abbiamo Romam (moto a luogo), ma anche feminam (accusativo suffissato e poi accusativo tout court). Alcune di queste particelle sono tuttora produttive. Nella Romània occidentale, la “s” è la marca del plurale (spagnolo euros). Con il suffisso -to formiamo nuovi participi e aggettivi. Per creare nuovi verbi (dribblare, chattare), useremo la desinenza di prima coniugazione are, da un anteriore *asi > ase (Riccardo Avallone). Qui i latini avevano suffissi diversi, utilizzabili in senso espressivo (tǔssīre, uāgīre, hiāre, respirāre). Noi non abbiamo piø questa scelta. Paolo D’Achille, però, ritiene ancora possibile la creazione di verbi in -ire. (L’italiano contemporaneo, Il Mulino).
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Latino e italiano attraverso i secoli

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Castronuovo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Francesco Montuori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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