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Economia e felicità: evidenze e paradossi delle società occidentali

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9 In base a tale definizione, il benessere di un individuo può essere espresso dalla seguente equazione: dove u t rappresenta l’utilità momentanea nell’istante di tempo t, c t è il consumo nell’istante t e U t è l’utilità totale nell’istante t. La validità di questo modello basato sull’idea di utilità additiva è confermata dal fatto che esso è stato poi ripreso da altri economisti e riportato nei modelli economici più importanti della teoria del consumatore, in particolare quelli che spiegano il suo comportamento di consumo e risparmio. Tuttavia, già alcuni economisti del tempo rilevarono qualche difficoltà nell’applicazione empirica dell’integrale. Irving Fisher, ad esempio, condivideva con Edgeworth la convinzione che fosse necessario studiare un modo per misurare l’utilità anche ai fini di una politica economica che mirasse alla massimizzazione del benessere collettivo, ma riteneva che non fosse possibile misurarla direttamente. Fisher suggerì infatti dei metodi indiretti per misurare l’utilità, quali l’induzione retrospettiva e l’osservazione del comportamento di scelta. L’idea di Fisher e i metodi da lui suggeriti erano pienamente condivisi anche da Vilfredo Pareto e da altri economisti di rilievo, finchè essa ha completamente preso piede all’interno della teoria economica. Di lì in seguito, gli economisti hanno fatto riferimento a misure oggettive e quantificabili per misurare il benessere e che fossero ad esso collegate, quali il reddito a livello individuale e il PIL, seguito da disoccupazione e inflazione, a livello macroeconomico. Gli psicologi in realtà non si dissolsero mai dalla convinzione che fosse possibile misurare in maniera diretta e specifica il benessere. I loro nuovi tentativi furono ignorati dagli economisti fino agli anni ‘70. A livello macroeconomico, l’opera pubblicata da Easterlin nel 1974, “The Easterlin’s Paradox”, sull’evidente incapacità dello sviluppo economico di determinare un aumento della felicità negli Stati Uniti, costituiva un richiamo immediato a rivedere la teoria: se una crescita economica così significativa come quella sperimentata nel dopoguerra dagli Stati Uniti, così come da altri Paesi sviluppati, non sfociava in alcun aumento di felicità, qual era a quel punto il senso di perseguire la crescita economica? A livello microeconomico, invece, lo studio condotto dallo psicologo Kahneman nel 1979 poneva luce sul processo decisionale dell’individuo e sulle irrazionalità e distorsioni
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Economia e felicità: evidenze e paradossi delle società occidentali

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Informazioni tesi

  Autore: Grazia Prigionieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia e Management del Turismo
  Corso: Economia del Turismo
  Relatore: Maria Letizia Guerra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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