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Il modello delle amministrazioni indipendenti in Italia e negli Stati Uniti. Profili comparati di disciplina della concorrenza.

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8 Si tratta, a ben vedere, di fenomeni comuni a tutte le realtà occidentali, che enfatizzano il sempre più frequente ricorso alla funzione della expertise tecnica, ma che nel contempo scuotono le basi stesse della legittimazione degli ordinamenti nazionali, ponendo in risalto la questione della accountability delle nuove istituzioni: sia di quelle interne a forte connotazione di indipendenza, posto che riesce difficile definire a chi e di che cosa esse rispondono per il loro operato; sia di quelle sovranazionali, dalle quali scaturisce una fittissima produzione di direttive, di regolamenti e di negoziazioni, affidata ad organismi i cui caratteri di rappresentatività appaiono assai labili 11 . Non sfuggono a nessuno la rilevanza e la delicatezza di tali processi di innovazione istituzionale che ridisegnano il profilo dei rapporti tra il potere pubblico e le attività economiche. E’ difatti nel campo della regolazione amministrativa del mercato che si coglie una più intensa circolazione di modelli, di veri e propri “trapianti” disciplinari 12 , la cui più o meno diffusa assimilazione è da ricondurre da un lato alle dimensioni sempre più integrate a livello sovranazionale dei mercati, dall’altro lato alla sempre più netta e diffusa crisi dello Stato interventista e ad una sempre più coerente assunzione delle funzioni regolatorie come compiti preminenti e prevalenti dello Stato contemporaneo 13 . Il profilo che assume nei vari Paesi quello che chiamiamo lo “Stato regolatore” (funzioni, tecniche, soggetti) e lo sviluppo delle relazioni, delle contaminazioni e delle affinità tra i sistemi amministrativi, con riguardo particolare alle politiche di regulation, è oggetto privilegiato di analisi interdisciplinari 14 , dalle quali emerge il progressivo atteggiarsi dello Stato come 11 Cfr. M.SHAPIRO, Agenzie indipendenti: Stati Uniti ed Unione Europea, “Diritto Pubblico” 1996, 3, che sottolinea, tra le altre cose, l’evidente “deficit democratico” del cosiddetto “sistema dei comitati” che anima l’articolazione amministrativa comunitaria. 12 Come li chiama (citando Alan Watson) R.PARDOLESI, Quale antitrust?, in Banca d’Italia, Per un diritto della concorrenza, Quaderni di ricerca giuridica della Consulenza legale, Roma 1996, p.233. 13 Nell’ambito della vasta letteratura sull’argomento, si vedano G.MAJONE-A.LA SPINA, Lo stato regolatore, “Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione” 1991, 3; ID., “Deregulation” e privatizzazione: differenze e convergenze, “Stato e mercato” 1992, 35; G.MAJONE, La crescita dei poteri regolativi nella Comunità Europea, “Rivista Italiana di Scienza Politica” 1995, 3; H.DUMEZ-A.JEUNMAITRE, Lo Stato e il mercato europeo: verso uno Stato di diritto economico?, “Problemi di Amministrazione Pubblica” 1993. 14 Si vedano i diversi contributi al Seminario internazionale del FORMEZ, Divergenze e convergenze nei sistemi
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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Colangelo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: F.g. Scoca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 234

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