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L'attività d'impresa degli enti senza scopo di lucro

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13 CAPITOLO PRIMO I significati della parola "associazione". Criteri distintivi tra forme organizzative del libro I e del libro V del codice civile. Il codice civile italiano del 1865, seguendo il modello del Code Napoléon (in Francia le associazioni ricevettero una disciplina generale solo con la legge 1 luglio 1901, cd. Waldeck-Rousseau, era volutamente silente in materia di associazioni 24 . Quest’impostazione deve ricondursi all’esigenza, propria del legislatore di allora, diretta a regolare solamente il rapporto diretto tra stato e cittadini, così da ignorare eventuali corpi intermedi, e all’intento di esaltare le sole attività economiche 25 . Vennero così tollerate esclusivamente le aggregazioni di carattere societario e gli enti che avevano conseguito il riconoscimento governativo 26 . L’inerzia del legislatore italiano trovò anche una legittimazione sul piano culturale con la teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici 27 . Predicare l’originalità e l’autonomia dei gruppi si rivelò, infatti, funzionale ad una politica di sfavore nei loro confronti. Se i gruppi privati mostravano indifferenza all’ordinamento statale, lo Stato poteva ricambiare quest’atteggiamento. 24 FUSARO, L’associazione non riconosciuta. Modelli normativi ed esperienze atipiche, Padova, 1991, p. 8. 25 ID., op. ult. cit., p. 9 ss. 26 Risale a questo periodo l’obbligo di autorizzazione per l’accettazione di lasciti e donazioni e l’acquisto di beni immobili da parte delle persone giuridiche, stabilito con la legge piemontese 5 giugno 1850, n. 1037, con la preoccupazione di combattere il fenomeno della “manomorta ”. 27 Partendo dal concetto di “istituzione ” HAURIOU, Principes de droit public, Parigi, 1910 (cit. in FUSARO, L’associazione non riconosciuta. Modelli normativi ed esperienze atipiche, Padova, 1991, la tesi della pluralità degli ordinamenti giuridici fu sviluppata in Italia da ROMANO, L’ordinamento giuridico, 1918. Per il rifiuto di una regolamentazione dei rapporti interni delle associazioni, vedi anche CESARINI-SFORZA, Il diritto dei privati, 1929, II ed. 1963, Milano.
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L'attività d'impresa degli enti senza scopo di lucro

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Informazioni tesi

  Autore: Danilo Ferrante
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paolo Carrozza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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Parole chiave

eterodestinazione degli utili
lucro oggettivo
lucro soggettivo
non profit
onlus
enti non lucrativi
divieto di distribuzione degli utili

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