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L'intervento mediatorio dell'Italia a Sharm El Sheikh (1982-oggi)

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L’intervento mediatorio dell’Italia a Sharm El Sheikh (1982 - oggi) erano stati conclusi fuori dal quadro delle Nazioni Unite e senza la partecipazione dell'OLP. Di conseguenza, l'Assemblea non poteva che giudicare irricevibile la sistemazione intervenuta tra Egitto e Israele, poiché‚ tale processo si situava, appunto, fuori dal quadro delle Nazioni Unite, a causa del mancato invito dell'OLP e della non globalità della pace conclusa. E sono proprio queste motivazioni, in special modo quella relativa all’indivisibilità della Pace in Medio Oriente, che l'Assemblea riprenderà con costanza nelle sue risoluzioni posteriori. Cosi la risoluzione 35/169-B del 15 dicembre 1980 che esprimeva l'opposizione dell'organo plenario a “ogni accordo bilaterale o trattati firmati separatamente”. La risoluzione 36/226-A in data 17 dicembre 1981 affermava che la pace “deve avere per base una soluzione globale, giusta e durevole sotto gli auspici delle Nazioni Unite”. Allo stesso modo, ancora, la risoluzione 37/123-F “rigetta tutti gli accordi parziali e i Trattati separati nella misura in cui violano i diritti riconosciuti del popolo palestinese” 4 . Non bisogna, d'altronde, dimenticare che questo carattere globale della pace (carattere che il Consiglio di Sicurezza, comunque, non menziona nella risoluzione 242 del 1967, dove è fatto riferimento solamente ad “una pace giusta e durevole”) costituiva, ugualmente, uno degli obiettivi essenziali degli accordi di Camp David e del Trattato di Pace del 1979. In questo si parla, infatti, della “ricerca di una pace integrale nella regione”, in quelli di “un quadro suscettibile di costituire una base per la pace non solo tra Egitto e Israele, ma anche tra Israele e tutti i suoi vicini pronti a negoziare su questa stessa base”. Risulta, allora evidente, dopo questo breve sguardo alle maggiori risoluzioni sull'argomento, la posizione di chiara condanna dell'Assemblea degli accordi israelo-egiziani. Non è possibile dire la medesima cosa per ciò che concerne il Consiglio di Sicurezza: la sua attitudine appare sicuramente meno chiara, non avendo noi potuto registrare alcuna condanna formale e collettiva dei diversi strumenti giuridici intervenuti tra Israele ed Egitto. Tuttavia, l’ostilità nei confronti di questi ultimi strumenti si espresse in modo probabilmente obliquo, ma incontestabilmente decisivo. A seguito di consultazioni condotte il 24 luglio 1979, senza che il loro svolgimento abbia dato luogo, peraltro, a seduta ufficiale, il Consiglio decise di far cessare il giorno stesso il mandato della Forza d'Emergenza delle Nazioni Unite (UNEF II). Quest'ultima era stata creata con la ris.340 del 25 ottobre 1973 ed era inizialmente stata incaricata di separare, nel Sinai, le truppe israeliane ed egiziane. Successivamente vide le sue funzioni sensibilmente allargate, dovendo controllare le limitazioni di effettivi e di armamenti nelle zone determinate. Di essa si sottolineò, inoltre, la riuscita nel compimento della propria missione. Il Segretario Generale dell'ONU prese, dunque, nota della posizione del Consiglio mirante al non rinnovo della Forza e indicò in una dichiarazione che il ritiro della UNEF II non avrebbe, tuttavia, ostacolato la presenza di Osservatori dell'UNTSO (organismo delle Nazioni Unite incaricato della sorveglianza della tregua in Palestina). Insomma, il Consiglio non emetteva una risposta negativa all'invito che gli era fatto dal Trattato di Pace del 1979 di costituire sotto la propria egida una forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Sinai. Ma il silenzio da esso stesso mantenuto portò il rappresentante dell'Egitto alle Nazioni Unite a presentare una domanda formale al fine di ottenere una risposta chiara. Il 18 maggio 1981, il Presidente del Consiglio di Sicurezza doveva indicare che il Consiglio stesso non era in grado di pervenire al “l'accordo necessario sulla proposta di stabilire le forze e osservatori delle Nazioni Unite” 5 . Da allora, in mancanza della partecipazione del Consiglio di Sicurezza, stava alle tre Parti in gioco (Stati Uniti, Israele ed Egitto) trovare una soluzione di ripiego. Affronteremo più estesamente quest'ultimo punto nel corso del prossimo capitolo. 4 L. LUCCHINI, La force internationale du Sinai, cit., p.126. 5 L. LUCCHINI, La force internationale du Sinai, cit., p.127.
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L'intervento mediatorio dell'Italia a Sharm El Sheikh (1982-oggi)

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Piga
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1992-93
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Romain H. Rainero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

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forza multinazionale ed osservatori
marina militare italiana
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onu
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