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Natura e funzioni delle fondazioni bancarie

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14 L’intero settore delle Casse di Risparmio si dimostrò disponibile a tale trasformazione. Essa venne avviata tramite modifiche statutarie 29 che prevedevano la costituzione, accanto al fondo istituzionale, di un fondo di partecipazione e di un fondo di risparmio, oppure, in alcuni casi, di un fondo di risparmio partecipativo, nei quali far affluire gli apporti esterni realizzati tramite emissione di quote di partecipazione, di quote di risparmio e di quote di risparmio partecipativo 30 . Gli apporti esterni miravano alla ricapitalizzazione e all’ingresso di nuove energie imprenditoriali nell’ente. Mentre le banche pubbliche seguivano la strada del riassetto statutario, nel febbraio del 1988 venne pubblicato il secondo libro bianco della Banca d’Italia 31 , che, da un lato, confermava la necessità dell’adozione del modello della società per azioni in mano pubblica 32 , mentre, dall’altro si contrapponeva alla prima memoria per quanto riguardava il punto fondamentale dello scorporo fra l’ente pubblico e l’impresa bancaria. Infatti, la prima memoria non aveva accolto l’ipotesi della “separazione per ciascun ente pubblico tra controllo e impresa, da realizzare affidando la titolarità dell’impresa bancaria a una società per azioni il cui capitale sia controllato da una holding pubblica”. Nella memoria si legge che questa soluzione “si presenta artificiosa, perché lo sdoppiamento di ogni banca pubblica in una holding pubblica più una società per azioni creerebbe soggetti o privi di un ruolo specifico o suscettibili di determinare decisioni distorsive circa l’allocazione del credito, in quanto prese al di fuori dell’impresa bancaria.” 33 . 29 Si veda sul punto MERUSI F., Trasformazioni della banca pubblica, Bologna, il Mulino, 1985, p. 86 ss. In particolare, l’autore ritiene possibile la realizzazione della riforma col solo strumento statutario. Infatti, lo Statuto tipo approvato dal CICR nel 1966 non poteva essere considerato un ostacolo, dato che quest’ultimo era liberamente derogabile da parte dei destinatari, avendo soltanto valore di suggerimento “autorevole” di uno degli organi che sarebbero intervenuti nel procedimento di formazione. Inoltre, lo statuto delle Casse, in quanto atto complesso con natura di regolamento statale, poteva modificare anche quanto previsto nel regolamento generale sulle Casse (r.d. 5 febbraio 1935, n. 225). I due regolamenti erano equiordinati nell’ambito della gerarchia delle fonti. 30 Per la distinzione tra quote di partecipazione, quote di risparmio e quote di risparmio partecipativo si veda MERUSI F., Trasformazioni, cit., pp. 109-116. 31 BANCA D’ITALIA, Ordinamento degli enti pubblici creditizi. L’adozione del modello della società per azioni, Roma, 1988. 32 Su questo aspetto si veda BELLI F., e MAZZINI F., voce “Fondazioni Bancarie”, in Digesto disc. priv., sez. comm., Aggiornamento, Torino, I, 2000, p. 305. 33 BANCA D’ITALIA, Ordinamenti, cit., p. 11.

Anteprima della Tesi di Stefania Mazza

Anteprima della tesi: Natura e funzioni delle fondazioni bancarie, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefania Mazza Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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