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Internazionalizzazione e delocalizzazione globale nel settore abbigliamento: le opportunità in Asia

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♦ IL MERCATO ASIATICO Alcuni Paesi asiatici hanno oramai raggiunto un livello di sviluppo tale (misurato in PIL pro capite) da costituire interessanti mercati di sbocco per i Brand italiani della moda. Il primo è sicuramente Hong Kong. Con il suo vasto pool di consumatori benestanti, culturalmente più vicino all'occidente, è servito da qualsiasi tipo di servizio/infrastruttura e fa da fashion setter per il mercati vicini, fra cui la Cina, dove si sta assistendo ad un processo di apertura al commercio e agli investimenti esteri senza precedenti, parallelamente all'entrata nella sfera del WTO. Tutti i brand intervistati considerano quest’ultima come il grande mercato del futuro, sebbene circoscritto alle aree costiere e del nord est, dove si concentrano i ricchi ed i servizi alle imprese e le infrastrutture, sia per l’informazione, il trasporto ed il retail (grandi magazzini e centri commerciali) possono considerarsi già moderni. Il panorama distributivo asiatico, evolutosi negli anni post crisi, si caratterizza per la massiccia presenza di centri commerciali e department store molto segmentati e organizzati, oltre che dalla prevalenza delle location monomarca sulle multibrand boutiques. L’Asia negli anni futuri costituirà un mercato strategico, ma è complessa e molto veloce e va gestita direttamente in loco tramite un ufficio che monitori l’andamento del mercato, i trend, la percezione del marchio da parte del consumatore, organizzi eventi e promozioni. Il target principale si è evoluto: non è più il turista giapponese ma il nuovo consumatore locale, e ciò contribuisce a dare maggiore stabilità al business. Il consumatore asiatico è attento al prezzo e al servizio nel punto vendita, ama tutto ciò che è griffato e che comunica uno stile e uno status sociale, ma non ha ancora sviluppato un gusto personale e cerca di assorbire al massimo il life style proposto dal Brand. Da qui la sua ricerca del “total look” e la conseguente doppia necessità da parte del Brand, da un lato produttivo, di coprire totalmente il range di offerta completando la collezione con i dovuti accessori e dal lato marketing, di sviluppare un’immagine distintiva: la parola d’ordine, quindi, è differenziarsi ma senza eccedere il premium price offerto dal mercato, mantenendo cioè la “cost proximity” rispetto ai concorrenti diretti, ed è qui che entra in gioco la delocalizzazione produttiva.

Anteprima della Tesi di Francesco Gibbi

Anteprima della tesi: Internazionalizzazione e delocalizzazione globale nel settore abbigliamento: le opportunità in Asia, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Gibbi Contatta »

Composta da 213 pagine.

 

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