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Internazionalizzazione e delocalizzazione globale nel settore abbigliamento: le opportunità in Asia

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IL DESTINO DEL “MADE IN ITALY” In tre parole il Made in Italy rappresenta agli occhi del consumatore la garanzia di uno standard qualitativo, di uno stile e di una creatività superiore che ha portato i brand italiani ad affermarsi come trend setter a livello mondiale. Il Made in Italy porta con sé una indiscutibile superiorità qualitativa, riscontrabile sia a livello del tessuto per le tecnologie evolute, gli skills e il know how dei processi di lavorazione dei materiali e la capacità innovativa nei filati e nelle stampe, che a livello di confezione del capo finito per la precisione nelle finiture e nei tagli e la sartoriale attenzione al dettaglio da parte della manodopera specializzata. Tutto ciò conferisce alla sartoria italiana quel carattere di artigianalità che la rende tutt’ora lo standard qualitativo ottimale. Il problema è che tutta questa perfezione ha dei costi che in certi casi possono condizionare la competitività di un Brand operante su un contesto globale. L'internazionalizzazione, intesa come spread geografico ottimale delle attività della catena del valore in funzione della massimizzazione del vantaggio competitivo, è oggi una necessità per tutte le imprese, e sotto questa spinta, la dimensione locale del distretto industriale sta ridefinendo le proprie coordinate evolutive e le proprie valenze strategiche. La competitività nel lungo periodo è, dunque, legata ad una forma di distretto bipolare che, fondandosi sulla cooperazione tra nucleo italiano e la periferia produttiva nei PVS, permette il perseguimento congiunto di un contenimento dei costi di produzione e della differenziazione del prodotto a retail, e quindi di un prodotto finale competitivamente superiore a quello del distretto classico. Va, però, precisato che una siffatta strategia di delocalizzazione produttiva può risultare efficiente solo se è effettivamente garantito uno standard qualitativo non lontano da quello del Made in Italy e se il costo opportunità in immagine dovuto alla perdita dello stesso non risulti superiore al risparmio di costo netto (tolti i costi di quote, dazi, trasporti..). Il fenomeno a cui si sta assistendo oggi è una progressiva razionalizzazione del Made in Italy a tutti i livelli della filiera produttiva, dove per razionalizzazione s’intende un efficiente uso del Made in Italy solo quando questo si dimostri davvero competitivo. La decisione di delocalizzare o meno la produzione avviene in base ad un’analisi di trade off tra costi / ricavi opportunità che tiene conto dei seguente fattori: risparmi di costo in produzione, costo opportunità in immagine, sensibilità al prezzo del target di mercato, la complessità di confezionamento dell’articolo in questione, i volumi produttivi, la qualità e la produttività raggiungibili esternamente (nei paesi in cui si delocalizza la produzione),

Anteprima della Tesi di Francesco Gibbi

Anteprima della tesi: Internazionalizzazione e delocalizzazione globale nel settore abbigliamento: le opportunità in Asia, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Gibbi Contatta »

Composta da 213 pagine.

 

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