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L'industria della motocicletta: il caso Honda Italia

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16 Negli anni settanta i quattro colossi nipponici (Honda, Suzuki, Yamaha e Kawasaki) dominavano ormai il mercato europeo, e poco potevano fare i piccoli e poco flessibili produttori italiani come Moto Guzzi, Ducati o Mv (che chiuse i battenti sul finire del decennio). Passate attraverso la gestione statale (Moto Guzzi) e l’amministrazione controllata (Ducati), le case italiane sono sopravvissute, al contrario di quelle inglesi, e successivamente sono riuscite a tornare in auge grazie soprattutto alle vittorie sportive di Ducati e di Aprilia, che recentemente è diventata proprietaria dei marchi Moto Guzzi e Laverda. La sfida si era nel frattempo spostata, all’inizio degli anni ottanta, su di un nuovo terreno, quello delle piccole 125 sportive a due tempi, un mercato di nicchia che l’arrivo in Europa di Honda nei primi anni settanta aveva rivitalizzato. Questo ha giovato enormemente a produttori italiani di moto e ciclomotori a due tempi, come Aprilia e Malaguti, che, seppure non in grado di offrire la stessa qualità vantata dai prodotti giapponesi, erano capaci di creare mezzi dal design accattivante e ricchi di personalità. Sul finire del decennio, poi, Aprilia si è affacciata sul mondo delle competizioni su pista e ha colto i primi importanti successi nel Motomondiale, permettendosi di sfidare, e battere, un colosso come Honda nelle piccole cilindrate (125 e 250 cc.) 6 . Una nuova crisi ha scosso il mercato italiano all’inizio degli anni novanta, quando la tassazione di quello che era considerato un bene di lusso ha raggiunto il suo massimo 6 Aprilia ha vinto, dal suo esordio nelle competizioni, ben 21 titoli mondiali tra pista e motocross.

Anteprima della Tesi di Guido Scanagatta

Anteprima della tesi: L'industria della motocicletta: il caso Honda Italia, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Guido Scanagatta Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.