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Scritture a più voci. Il problema dell'autorialità nei primi testi della letteratura italiana della migrazione

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16 quanto le loro trasformazioni, deformazioni e modifiche” (Foucault, 1969, p. 2) Anche se dobbiamo ricordare come il teorico francese affermi anche che “il nome d’autore non si situa nello stato civile degli uomini, ma non è neppure situato nella finzione dell’opera; esso è situato nella rottura che dà vita ad un certo gruppo di discorsi e al suo modo particolare di essere.” (Foucault, 1969, p. 9) Ecco allora che si delinea all’orizzonte uno dei problemi teorici che hanno stimolato la mia attenzione durante tutta la ricerca e cioè quello di individuare, caso per caso, le diverse pratiche di scrittura che caratterizzarono le prime opere della produzione letteraria della migrazione, interrogandomi di volta in volta sul diverso approccio al problema dell’autorialità che tali scelte comportavano. Per poter condurre questa analisi con il supporto delle adeguate basi teoriche, nei capitoli successivo cercherò di proporre una panoramica almeno parziale delle principali posizioni teoriche sull’argomento attorno alle quali la critica si è a lungo soffermata, soprattutto durante questo ultimo secolo e cercherò in seguito e caso per caso di sciogliere l’arcano su chi sia considerato l'autore di questi testi appartenenti alla prima fase e su quali siano state verosimilmente le modalità di scrittura. È comunque interessante già da ora fare alcune considerazioni generali sui testi che poi analizzerò singolarmente e notare come quasi tutti i coautori italiani siano giornalisti. Nella fattispecie, Oreste Pivetta all’epoca della sua collaborazione con Pap Khouma era direttore della pagina culturale dell’ “Unità”, Egi Volterrani è editorialista del “Mattino”, Carla De Girolamo e Daniele Miccione sono entrambi giornalisti (l’una è editorialista del settimanale “Panorama”, l’altro lavora per il gruppo editoriale Rcs), Mario Fortunato è editorialista dell’ "Espresso Alessandra Atti di Sarro è giornalista per la sede regionale del Lazio della RAI. Indubbiamente la scelta di una collaborazione giornalistica porta come conseguenza il fatto che l’attenzione del lettore tende a essere guidata, attraverso le vicende personali, a cogliere una dimensione “cronachistica” della narrazione. Questo processo non implica necessariamente una distorsione dell’originale fine narrativo dei testi, anzi ne sottolinea ed enfatizza il potenziale ibrido: risultano sempre racconti di specifiche esperienze di vita ma possono divenire, grazie a una scrittura semplice e diretta, valido stimolo per approfondire la conoscenza dell’universo di migranti.

Anteprima della Tesi di Elisa Bressan

Anteprima della tesi: Scritture a più voci. Il problema dell'autorialità nei primi testi della letteratura italiana della migrazione, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Bressan Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

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