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Pierre Schaeffer e l'oggetto sonoro

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9 Ed è proprio di un tale studio che si sente la necessità al giorno d’oggi, di un approccio teorico che a partire dalla frammentarietà dei numerosissimi esempi di registrazioni oggi disponibili, sappia sviscerarne il senso e la portata filosofica. Queste sono in breve le motivazioni che spingono Pierre Schaeffer alla stesura, nel 1966, del Traitè des objets musicaux, monumentale saggio interdisciplinare che, lungi dal costituire unicamente un fondamento teorico alla “musica concreta”, rappresenta un interessante studio sul suono e sulla percezione uditiva. Per meglio comprendere quale sia l’importanza del tentativo schaefferiano e quali i risultati cui esso giunge, è forse opportuno leggere il Traité des objets musicaux alla luce di quel profondo senso di rinnovamento che investì gran parte della cultura musicale del ‘900: rinnovamento non soltanto formale e quindi legato essenzialmente alla ridefinizione di un linguaggio ormai obsoleto ed inadeguato ad esprimere le tensioni di un’epoca di vorticose trasformazioni, ma anche sostanziale, nella misura in cui veniva messo in discussione il materiale stesso di cui si costituisce la musica. Proprio questi sono gli elementi di novità: il sempre più massiccio ricorso a nuove sonorità e il tentativo di riformulare il linguaggio musicale. Per quanto concerne il problema della materia sonora, una delle necessità più pressanti espresse dalla congerie culturale di questo periodo è il bisogno di allargare sempre più l’orizzonte musicale, elevando al rango di Musica tutto ciò che fino a quel momento era stato considerato con il termine dispregiativo di rumore e relegato nell’ampio dominio del non-musicale.

Anteprima della Tesi di Michelangelo Roberti

Anteprima della tesi: Pierre Schaeffer e l'oggetto sonoro, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Michelangelo Roberti Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.