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Il trattamento dei membri di organizzazioni terroristiche internazionali con particolare riguardo al ''caso Guantanamo''

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15 massimalista del Corano, soprattutto nell’ambito dell’integralismo sunnita. Il 23 febbraio 1998 Osama bin Laden, un esule saudita, guida della rete terroristica transnazionale al Qaeda, proclama in una fatwa il suo jihad contro gli ebrei e i crociati sostenendo, tra l’altro, che gli Stati Uniti stanno occupando le terre più ricche e prosperose dell’Islam; che i crimini e i peccati commessi dagli Stati Uniti costituiscono una dichiarazione di guerra a Dio; che è dovere di ogni musulmano partecipare alla lotta contro gli americani e i loro alleati per liberare la Moschea di Al Aqsa e la Moschea Santa (a la Mecca) e per far fuggire gli eserciti occidentali dalle terre dell’Islam. La fatwa del 1998 era preceduta da una dichiarazione di guerra del 1996 dallo stesso bin Laden contro gli americani che occupano la terra dei due luoghi santi, luoghi in cui l’Islam è stato fondato, nella quale venivano enumerati i peccati commessi dagli Stati Uniti, tra i quali i massacri in Palestina, in Iraq, in Tajikistan, in Myanmar, nel Kashmir, nelle Filippine, in Somalia, in Cecenia e in Bosnia-Erzegovina. Tra il 1993 e il Settembre 2001 sono stati commessi sette attentati di ispirazione mediorientale e fondamentalista contro gli Stati Uniti, con l’obiettivo primario di compiere stragi. Il primo attacco al World Trade Center (WTC) nel 1993 ha causato sei vittime e gravi danni all’edificio. Nel 1995, un’autobomba ha causato la morte di cinque persone nel quartier generale statunitense in Arabia Saudita, e nel 1996, sempre in Arabia saudita, diciannove persone sono morte alle Torri di Khobar. Attacchi simultanei sono stati commessi alle ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania nel 1998, causando la morte di duecentoventiquattro persone; nello Yemen, diciassette marinai sono stati uccisi in seguito all’attacco allo USS Cole nel 2000. L’11 settembre 2001, diciannove persone di nazionalità non statunitense si sono imbarcate in quattro aerei passeggeri a Boston, Washington e Newark, li hanno dirottati e fatti schiantare contro il WTC, la sede del Pentagono e la campagna della Pennsylvania, provocando un numero di vittime che ammonta a circa tremila. La reazione mondiale a tali attacchi è stata particolarmente intensa, non solo per la loro eccezionale gravità, ma anche a causa del legame con il conflitto mediorientale. Dopo l’11 settembre, gli attentati suicidi si moltiplicano: si intensificano in Israele, ma investono anche il Nord Africa (il Marocco e la Tunisia), in particolare l’Arabia Saudita, la Turchia e la Russia (una delle azioni più eclatanti è quella del 23 ottobre 2002, quando trentacinque guerriglieri ceceni e sei donne kamikaze sequestrano novecento persone nel teatro Dubrovka a Mosca). Attualmente, in risposta all’occupazione in Iraq si assiste ad un’escalation di attacchi terroristici quasi quotidiana (tra cui ricompaiono i sequestri di persona) i cui obiettivi non sono solo le forze statunitensi e della coalizione, ma anche le sedi delle organizzazioni internazionali più importanti, come quella dell’ONU e della Croce Rossa. Per ciò che concerne il terrorismo al di fuori dell’Iraq, va ricordato il recente attentato compiuto nel cuore di Madrid, avvenuto l’11 marzo 2004.
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Il trattamento dei membri di organizzazioni terroristiche internazionali con particolare riguardo al ''caso Guantanamo''

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Sgatti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marina Spinedi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

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Parole chiave

conflitti armati
detenuti
diritto umanitario
status giuridico
terroristi

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