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Un genocidio rimosso: il porrajmos zingaro

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17 definire seppure in linea generale, se si usa “zingari” come categoria polietica, in altre parole mancante di tratti necessari e sufficienti, si commette certamente un grossolano errore. Già nel nome affibbiato loro, in italiano “zingaro”, “cingano”, “zingano”, sono prossimi a noi, ma separati. L’etimologia accettata oramai quasi unanimemente è athinganoi, il nome di una setta gnostico-manichea del VII secolo diffusa in Anatolia occidentale. Il nome della setta, composta da indovini e maghi, sembra derivi dal greco antico “thinganein” (toccare con le dita) e quindi significa “intoccabili”. Quindi più che una connotazione di tipo etnico, è l’intoccabilità ciò che caratterizza e distingue gli zingari sin dal loro arrivo in Europa. L’altro celebre eteronimo è “gipsy” (da egyptians), diffuso nei territori anglofoni, e si riferisce ad una delle tante leggende relative all’origine degli zingari: la presunta provenienza dall’antico Egitto. I loro portavoce spesso si dichiaravano proprio duchi o conti del Piccolo Egitto, gli ungheresi ancora chiamano le popolazioni zingare il popolo del Faraone. Le denominazioni non sono mai neutre: le etichette sono un’espressione di quello che Foucault ha chiamato regime di verità. “La verità è legata da una relazione circolare al sistema di potere che la produce e sostiene, e agli effetti che essa induce e la rinforzano.” (N. Sigona, Figli del ghetto, 2002, pag. 51) (…) La legislazione fa vivere [lo zingaro] nell’instabilità, e poi è detto instabile, nello squilibrio, ed è detto squilibrato. (…) Il testo di legge si nutre dell’immagine. L’immagine serve a razionalizzarlo. E l’immagine vi si nutre a sua volta.

Anteprima della Tesi di Fabrizio Scarponi

Anteprima della tesi: Un genocidio rimosso: il porrajmos zingaro, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Fabrizio Scarponi Contatta »

Composta da 245 pagine.

 

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