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Il giornalismo sportivo. Il rapporto tra la carta stampata e le tv locali da Gianni Brera ad oggi.

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5 Emanuele Gamba è colpevolista nei confronti delle tv locali, ma fa un discorso più ampio: è la televisione in generale, non soltanto le emittenti locali, ad avere trasformato il modo di fare il mestiere del giornalista. “Non soltanto nello sport, ma anche negli altri settori del giornalismo, la stampa scritta si è appiattita sul modello televisivo. Lo ha copiato anziché fargli concorrenza, e non a caso l‟Italia è il paese europeo in cui si vendono meno quotidiani e non soltanto per la storica ritrosia dell‟italiano a dedicarsi alla lettura. La televisione ha imposto un modello di superficialità che si è man mano esteso alle redazioni dove, a causa di una specie di circolo vizioso, si è moltiplicato lo spazio a vantaggio dei tribuni televisivi: si pensa che se fanno audience, possono contribuire anche a vendere più copie. In televisione prevale il dibattito sterile, urlato e limitato a pochissimi temi (quindi a pochissime squadre, nel caso del calcio): i giornali si sono adeguati. Il concetto di approfondimento ormai è sconosciuto. Del resto, se i giornalisti sono sempre in televisione e quasi mai allo stadio, o al campo d‟allenamento, come possono aggiornare le loro conoscenze?”. È d‟accordo con Gamba il suo collega di Repubblica, Andrea Sorrentino: “Senz‟altro il livello si è abbassato e senz‟altro la colpa è di certe trasmissioni, dal Processo in giù. La continua ricerca del titolo sulla polemica del giorno, che affligge i giornali da alcuni anni, è figlia del successo di pubblico di certe trasmissioni. Praticamente tutti i giornali hanno abboccato all‟amo, andando dietro alla tv, e ora ne vediamo le conseguenze”. Ma per Sorrentino la colpa è anche della stampa. “L‟errore è ovviamente dei giornali, che dovrebbero mantenere un livello più alto rispetto a certe immondizie”. La tv è un brutto modello che il giornalismo ha voluto seguire, anche nei quotidiani: è la tesi di Italo Cucci. “Il giornalismo sportivo ha certo subito l‟esempio televisivo, ma è andato oltre con le sue gambe e le sue teste. Non dimentichiamo che le famose Bombe di Mosca - scoop di mercato proposti da Maurizio Mosca spesso in chiave paradossale – hanno trasformato i quotidiani sportivi in bombe quotidiane. Svolta storica di un settore che, pur fra tante difficoltà, non aveva mai rinunciato all‟intelligenza”. Anche per Gianni Mura le trasmissioni delle locali hanno condizionato il giornalismo sportivo “negativamente. In economia si dice che la moneta cattiva scaccia quella buona. Nel giornalismo è la stessa cosa. Il livello sempre più basso e sempre più gridato (o drogato) dell‟ informazione sportiva si spiega anche così”. Non solo colpa delle tv, ma anche di “scelte editoriali sbagliate. Abbiamo anche noi i nostri ultras, tirano il sasso e nascondono la mano”. E aggiunge: “Anticipo un danno prodotto da queste trasmissioni. Per il pubblico, Mosca è un giornalista, Corno e Crudeli sono giornalisti. E lo sono, innegabilmente, ma il secondo passaggio è arbitrario. Questo passaggio: tutti i giornalisti sono così. Gente che non si sovrappone, non urla, non insulta non fa il gioco della trasmissione, quindi non viene invitata. E comunque (parlo per me) se anche la invitassero non ci andrebbe, vista la compagnia di giro”.
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Facchinetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Stefano Ferrio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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