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Il mito di Don Giovanni tra arte e psicanalisi

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6 Ponte, scritte in occasione dell’ultimo soggiorno americano, compaiono due informazioni contrastanti: egli scrive che fu lui a scegliere il soggetto per Mozart, ma da uno schizzo autobiografico in inglese si deduce che potrebbe essere stato Mozart a suggerirlo a Da Ponte. Anche se non si può stabilire con esattezza di chi fu l’idea iniziale si sa però che il musicista riservò la composizione dell’Ouverture come ultima cosa, per meglio poter esprimere i momenti salienti dell’opera. Ma c’è anche un’altra motivazione dietro questa scelta ben precisa: Da Ponte impiegava troppo tempo per terminare il libretto e Mozart aveva problemi con l’orchestra e con l’allestimento dello spettacolo, e oltretutto non poté contare sul prezioso apporto registico del poeta. Fu per questi motivi che (pare) le partiture dell’Ouverture furono consegnate agli orchestrali ancora fresche d’inchiostro e cosparse di sabbia per far sì che si asciugassero. Sembra che il giovane Mozart abbia passato la sera della vigilia della prima insieme al vecchio Giacomo Casanova, e che il musicista abbia composto l’Ouverture proprio in quell’occasione, a lume di candela, presso la locanda praghese dei Tre Leoni, anche se la notizia non si basa su fonti storiche certe ma è riconducibile ad una fantasiosa interpretazione di Louis Fürner in Mozart e Casanova. Per quanto riguarda l’abate Da Ponte e Casanova, si sa che erano amici di vecchia data, ma fu un caso che il seduttore per antonomasia si trovasse a Praga proprio la sera della vigilia della messinscena del Don Giovanni. Senza dubbio è suggestivo immaginare il terzetto composto dal genio sregolato di Mozart, dal librettista libertino Da Ponte e dal famoso seduttore Casanova su cui aleggiava lo spirito del Don Giovanni. Da Ponte, famoso abate, sosteneva di aver preso spunto dall’Inferno dantesco per la composizione del libretto del Don Giovanni, e prova ne sono la molteplicità di registri sia linguistici sia narrativi, ma senza dubbio aveva ben presente la creazione di Tirso De Molina, Pseudonimo del frate Gabriel Téllez. E così un altro uomo di chiesa dà nuova vita ad un eroe del libero arbitrio, incarnazione di una vita pulsante densa di passioni carnali che è costantemente “costretto” a soddisfare, che seduce con l’inganno e può esistere solo nell’attimo presente e nell’infinitezza della musica che prevarica le parole, in costante movimento verso qualcosa ed in fuga dal passato recente; l’attimo non si è ancora esaurito che già egli è fuggito altrove, verso nuove mete e nuove conquiste amorose. Da Ponte crea intorno al Don Giovanni una galleria di personaggi con un’ampia gamma di caratteri che troveranno la massima espressione nella musica di Mozart. L’Ouverture si apre con tre accordi sincopati in re minore che accompagnano la terribile apparizione del convitato di pietra, momento cruciale dell’opera, composta in tutto da 26 parti, tra arie e pezzi d’insieme, collegati tra loro da recitativi secchi o accompagnati dalla musica dell’orchestra.
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Il mito di Don Giovanni tra arte e psicanalisi

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Informazioni tesi

  Autore: Esther Maurini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Giovanni Guanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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