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L'interpretazione autentica nella giurisprudenza costituzionale recente

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5 giudici o di stabilire l‟esito di un processo. Assistiamo dunque a un‟espropriazione di funzione 9 e a una sorta di giustizia legislativa (l‟imparzialità dei giudici cede il passo a criteri di opportunità politica del legislatore). La separazione dei poteri, dunque, ne esce alterata. 2. L‟interpretazione autentica nell‟ordinamento 2.1 L‟art. 73 dello Statuto Albertino Poiché la Costituzione italiana nulla dice riguardo all‟interpretazione autentica, la dottrina richiama l‟art. 73 dello Statuto del Regno d‟Italia, contenuto nel capo “dell‟ordine giudiziario”. L‟articolo così recita: “L'interpretazione delle leggi, in modo per tutti obbligatorio, spetta esclusivamente al potere legislativo”. 10 Se l‟art. 73 fosse letto come limitativo di un potere, quello giudiziario, di porre in essere interpretazioni autentiche, ciò non vorrebbe dire che il legislatore avrebbe invece facoltà di esercitarlo. 2.2 Il fondamento costituzionale delle leggi di interpretazione autentica Abbiamo appena ricordato che la nostra carta fondamentale tace riguardo alla funzione legislativa dell‟interpretazione autentica. Secondo alcuni studiosi il silenzio costituzionale equivarrebbe a un assenso (in altre parole, sarebbe confermato quanto detto nell‟art. 73 dello Statuto Albertino), secondo altri a un dissenso. A voler rintracciare il fondamento logico e costituzionale dell‟esegesi legislativa si potrebbe affermare ciò che la sapienza dell‟antica Roma già aveva decretato: “eius est legem interpretari cuius est condere”. Quindi, la potestas interpretandi è inclusa nella potestas legiferandi. 11 Che rapporto sussiste tra potere legislativo e giudiziario? Al paragrafo 1.3 si è già detto del principio di separazione dei poteri. Possiamo affermare che spetta al legislativo fare e interpretare le leggi in modo generale e al giudiziario interpretarle in modo particolare. In definitiva, esiste un limite reciproco tra i due poteri. 12 Come si vedrà in seguito l‟ammissibilità costituzionale delle leggi di interpretazione autentica è stata riconosciuta per la prima volta dalla Corte costituzionale nel 1957. 13 9 A. Pugiotto rifiuta l‟ammissibilità di un potere interpretativo del legislatore come contrastante con il monopolio dell‟interpretazione affidata ai giudici. 10 Così commentava il Cammeo (“L‟interpretazione autentica”, in Giur. it., 1907, IV): ”Che questa disposizione (l‟art. 73) abbia probabilmente un significato negativo, cioè quello di interdire ai giudici di pronunciare per via di regolamento con efficacia di interpretazione autentica, emerge dai precedenti storici della legislazione sarda […], dalla collocazione stessa dell‟articolo nel capo che tratta dell‟ordine giudiziario nonché dall‟avverbio esclusivamente”. Accanto a un senso negativo l‟articolo ha una portata positiva e indica che il legislatore è titolare del potere di interpretazione autentica. L‟articolo la ammetterebbe, sotto la riserva della competenza esclusiva. Legittimare l‟interpretazione autentica vuol dire ammetterla con efficacia retroattiva, quindi si può affermare che lo Statuto è fondamento del principio di retroattività. 11 Cfr. A. Pugiotto, La legge interpretativa e i suoi giudici, cit., pg. 88 ss. 12 Ibidem, pg. 93 ss. 13 Cfr. a riguardo le sentenze n. 44 e 118 del 1957.
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L'interpretazione autentica nella giurisprudenza costituzionale recente

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Montagano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e legislazione d'impresa - percorso finanziario
  Relatore: Michele Massa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

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