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La decolonizzazione globale

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9 colonie, con quest’ultime che erano la fonte principale per l’esportazione di risorse economiche e di materie prime altrimenti introvabili in patria, nonché la dimostrazione della forza militare e politica dei paesi occidentali. Il colonialismo europeo toccò il proprio apice espansionistico negli anni ‘30: l’Europa all’epoca possedeva all’incirca 56,5 Km 2 del pianeta, agglomerando a sé più di 600 milioni di persone (il 31% della popolazione mondiale). Il paese europeo che veniva riconosciuto come la forza colonizzatrice principale era la Gran Bretagna, un autentico impero universale, non lontano idealmente dall’impero spagnolo di Carlo V del XVI° Secolo, dove “il sole non tramontava mai”. L’impero britannico ebbe un’evoluzione costante nel corso dei secoli e si può definire come un insieme variegato ed eterogeneo di possedimenti coloniali, raggruppabili in tre fasce precise: • I dominion: gruppo formato da nazioni come il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Unione sudafricana, sono ex colonie britanniche abitate da popolazioni bianche che beneficiarono di una quasi indipendenza dal Commonwealth delle nazioni; • L’impero delle Indie: chiamato così a partire dal 1872 dalla regina e imperatrice Vittoria, questa fascia definisce l’insieme unico dei paesi appartenenti al subcontinente indiano, con l’eccezione della Birmania, dichiaratasi indipendente nel 1937. Il governo dell’India spettava al viceré, un monarca che aveva completa libertà sull’esercizio dei propri poteri amministrativi e che controllava l’amministrazione dell’Indian Civil Service, il servizio civile d’élite della colonia indiana; • Il Dependent Empire o Dependencies, un gruppo disparato e vario di colonie della Corona inglese, consistevano in protettorati, basi strategiche e mandati, concentrati perlopiù nell’Africa Nera, nell’Asia e nel Mediterraneo. Alcuni paesi sfuggivano da questa rigida divisione, come per esempio l’Egitto, che ottenne l’indipendenza in maniera frammentaria fra il 1922 e il 1936 ma che rimase all’interno della sfera d’influenza inglese a causa della presenza del canale di Suez, un canale artificiale che permetteva (e permette tutt’oggi) il passaggio di navi e merci dall’Europa all’Asia, una fonte di profitto ritenuta essenziale dall’impero inglese e la
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La decolonizzazione globale

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Amedali
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Gianni La Bella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

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