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Lo sfacelo dell'istituzione familiare ne "Gli indifferenti" di Alberto Moravia

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9 regolamentarla vi era il codice Pisanelli (primo codice dei rapporti familiari dell’Italia post unitaria – 1861), elaborato nel 1865: a sua volta questo si rifà al Codice Napoleonico, caratterizzato da un rafforzamento dell’autorità paterna – la patria potestas e l’ “autorizzazione maritale”- e dal riconoscimento di pari diritti tra figli maschi e figlie femmine nell’ambito del diritto di successione. Il Codice Pisanelli fu attento a rispettare le posizioni della Chiesa cattolica, tanto che non venne data precedenza al matrimonio civile, unico valido per legge, rispetto quello religioso; in più non venne consentito il divorzio. La separazione tra due coniugi continuava a restare un’opzione plausibile ma solo in caso di adulterio, una fattispecie valutata giuridicamente in modo diverso (in basse al sesso dell’adultero). Per l’uomo il tradimento era riconosciuto come «diritto a una trasgressione maggiore», differentemente che per la donna. Inoltre al marito, ed eventualmente padre, era riconosciuto pieno potere decisionale sull’educazione disciplinare della famiglia. 9 Durante le migrazioni dalla campagna alla città descritte da Tilly e Scott l’istituzione familiare muta e da “famiglia contadina” diventa “famiglia operaia”: a trasformarsi è tanto l’assetto paesaggistico che vede gli strati rurali inurbarsi e i contadini diventare “proletari urbani”, quanto l’assetto strutturale familiare. Nella famiglia operaia sembra, in media, ridursi il numero dei figli: la principale conseguenza imputata all’industrializzazione consiste nel mutamento del ruolo sociale e familiare ricoperto dalla progenie, non più “forza lavoro” utile all’intera comunità (braccia forti per i campi), ma “bocche da sfamare”, un onere talvolta insolvibile per le finanze familiari. Ciò si può affermare in virtù delle nuove modalità produttive, disomogenee tra i vari comparti, che l’industrializzazione portò con sé, sviluppando quindi un nuovo mercato del lavoro che obbligò gli operai ad allontanarsi da casa e cessare la tradizionale produzione familiare. Se tale processo favorì per questi soggetti la stabilizzazione del genere familiare nucleare, al contrario gli operai impiegati nel settore manifatturiero beneficiarono di una certa solidità economica ed abitativa, permettendogli quindi di allargare la famiglia e favorire la permanenza in essa dei figli, ora pienamente contributori del bilancio familiare. Inoltre l’ uso strategico dei legami di parentela garantì non solo un miglior inserimento nel mercato del lavoro ma anche migliori condizioni di vita sotto ogni aspetto. In alcune città (come ad esempio Napoli, nota città Italiana) si incentivò il lavoro a conduzione familiare, tanto che nel censimento del 1851 si rilevò un incremento della complessità strutturale familiare. Questa dinamica si definisce “economia familiare 9 Chiara Saraceno, Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia, Bologna, Il Mulino, 2003.
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Informazioni tesi

  Autore: Virginia Fattori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere Moderne
  Corso: Lettere
  Relatore: Marco Antonio Bazzocchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

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famiglia
indifferenza
alberto moravia
gli indifferenti
sfacelo dell'istituzione familiare

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