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Attorialità e divismo nell'Italia contemporanea: il caso di Pierfrancesco Favino

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Anteprima della tesi: Attorialità e divismo nell'Italia contemporanea: il caso di Pierfrancesco Favino, Pagina 10
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superfluo. In particolare, sono tre gli esperimenti discussi dagli studiosi di cinema. In uno di 
questi studi, Kuleshov “sintetizza” il corpo di una donna tramite diverse inquadrature di più 
parti del suo corpo (occhi, labbra, e piedi) riprendendo in realtà diverse donne per ciascuna 
inquadratura. In questo modo crea la rappresentazione di quella che sembra essere una sola 
donna seduta di fronte a uno specchio mentre si trucca il viso e si allaccia le scarpe, mentre 
è “composta” da più persone. Questo lavoro potrebbe apparire come la prova evidente che 
sia il montaggio a creare la vera performance, non l’attore.  
 Il secondo esperimento, forse quello più famoso, consiste nell’accostare 
all’espressione più neutrale possibile dell’attore Mozhukhin le inquadrature di una ciottola 
fumante, una donna in una bara e un bambino che gioca con un orsacchiotto. Questo 
esperimento dimostra che quando un’immagine è vista da sola appare come una “fotografia” 
della realtà, ma non appena la si associa a un’altra, acquisisce automaticamente un’altra 
accezione. L’idea che lo spettatore, guidato dal montaggio, attribuisca delle determinate 
emozioni a un’espressione che in realtà è neutra, è nota oggi come “effetto kuleshov”
18
. 
Tuttavia, Kuleshov non voleva dimostrare con i suoi esperimenti che la recitazione 
dell’attore fosse irrilevante.  
 Un suo terzo lavoro ci potrebbe aiutare a comprendere meglio questa incomprensione 
confermando l’importanza del contributo degli attori. Questo nasce dall’idea di Vitold 
Polonsky, un attore russo di inizio ‘900, il quale affermava che ci fosse una grande 
differenza tra l’espressione gioiosa di colui che rappresenta un uomo incarcerato mentre 
guarda la porta della sua cella aprirsi e concedergli la libertà, e colui che rappresenta un 
uomo affamato con davanti una zuppa fumante. Kuleshov, allora, filma le due espressioni 
differenti di Polonsky e scambia i due primi piani del suo volto da una scena all’altra. Con il 
montaggio, ancora una volta, la differenza nel volto dell’attore sembra diventare 
impercettibile. Tuttavia, l’autore di tale esperimento giunge a delle differenti considerazioni. 
Prima di tutto afferma che, nonostante non si noti all’interno delle sequenze, il volto è 
effettivamente diverso. In secondo luogo, Kuleshov sostiene che questa interscambiabilità 
sia possibile grazie alle capacità di un attore esperto come Polonsky, che ha creato delle 
espressioni adatte per entrambe le scene. Se invece avesse preso un attore con meno 
esperienza questo non sarebbe stato possibile, perché la differenza sarebbe stata troppo 
                                                                                                                                                                                                 
17
 Ibidem, p.133. 
18
 Cristina Jandelli, I protagonisti. La recitazione nel film contemporaneo, Marsilio Editori, Venezia, 2013, p.76.

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Pitzus
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Cinema, televisione e produzione multimediale
  Relatore: Sara Pesce
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

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Parole chiave

divismo
attorialità
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attori italiani
analisi recitazione

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