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Biodeterioramento di un Notarile del XVII secolo: diagnostica e metodi di intervento

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dello stato di conservazione del manoscritto, sono stati esaminati i microrganismi presenti sulle 
carte, con e senza alterazioni colorate, e l'ambiente in cui il Codice è stato conservato. 
In questo caso i ricercatori si sono avvalsi di una tecnica di campionamento con membrana 
di nitrocellulosa che offre il vantaggio di non essere invasiva. L’elettroforesi su gel in gradiente 
denaturante (DGGE) è stata scelta per descrivere le differenze nella composizione microbica tra 
diversi campioni, come quelli con e senza alterazioni, rappresentate, nel caso specifico, da macchie 
(Principi et al., 2011). 
Un ulteriore caso di studio estremamente interessante è stato condotto da Michaelsen 
(Michaelsen et al., 2010) applicando metodi diagnostici non tradizionali per indagare la comunità 
microbica sviluppatasi su un antico manoscritto. Le osservazioni al microscopio elettronico a 
scansione (SEM) hanno mostrato la presenza di spore fungine adese alle fibre, ma i metodi classici 
di coltura non avevano permesso di isolare i contaminanti microbici. Pertanto sono stati utilizzati 
metodi molecolari, tra cui l’ elettroforesi su gel denaturante (DGGE), come alternativa a tecniche di 
coltivazione tradizionali. La DGGE ha rivelato l’elevata biodiversità sia di batteri che di funghi che 
popolavano il manoscritto. L’analisi sequenziale del DNA ha confermato l'esistenza di funghi e 
batteri nei campioni prelevati dal manoscritto. 
Il ricorso alle tecniche molecolari si inserisce perfettamente in una politica di prevenzione, 
che, sia da un punto di vista teorico che economico, risulta il migliore “intervento” di conservazione 
dei beni culturali; le tecniche molecolari permettono di rivelare precocemente, e quindi di bloccare, 
l’eventuale processo di biodeterioramento di un substrato, ancor prima che il degrado dello stesso 
sia evidente e il danno irreversibile. Allo stesso modo, diventano uno strumento molto utile per il 
monitoraggio sull’efficacia di un trattamento di restauro a breve e a lungo termine. Le indagini 
molecolari permettono, infatti, di valutare con prelievi “micro-distruttivi” la riuscita di un intervento 
di restauro e conservazione su un’opera d’arte, come ad esempio l’efficacia dell’applicazione di 
biocidi destinati a distruggere organismi nocivi. 
Gli ambienti di conservazione possono essere suddivisi in tre categorie: ambienti esterni 
(outdoor), semiconfinati e interni o confinati (indoor). Sono molti i parametri ambientali che 
possono influenzare la conservazione di un bene culturale. Alti valori di umidità relativa, cui i beni 
culturali sono sottoposti in modo temporaneo o permanente, ad esempio, favoriscono la crescita di 
funghi e batteri su quasi tutte le tipologie di oggetti (Strzelczyk 2004). Altrettanto pericolosi sono i 
rapidi e frequenti sbalzi termo-igrometrici, che producono tensioni meccaniche, continue dilatazioni 
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Informazioni tesi

  Autore: Livia Martinelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Storia e Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: AnnaRosa Sprocati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

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