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Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive

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Anteprima della tesi: Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive, Pagina 12
1.2 Da una follia indiscriminata alla connotazione specifica di malattia 
 
Il senso di insicurezza che caratterizza l’esistenza degli individui sin dalle proprie origini, 
costituisce il nostro scenario di fondo per la comprensione del destino subito dal folle-reo. 
Quando la follia perde il suo alone di sacralità il destino del folle viene a coincidere con 
quello del criminale diventando, come molti altri, semplicemente un marginale. Considerati 
pericolosi, attentatori degli equilibri sociali, folli e criminali vennero reclusi e abbandonati. 
Tale trattamento rappresenta la risposta adottata dalla società per fronteggiare la loro 
pericolosità, desunta dalla mancata capacità di controllarne i comportamenti nonché 
dall’impossibilità di una concreta guarigione. Solo quando i folli saranno considerati tali a 
causa di una malattia, diventeranno soggetti detentori di diritti ma, al contempo, oggetto di 
studio il che, associato alla idea permanente della loro pericolosità, li colloca ancora in un 
regime detentivo. 
 
Un breve accenno sulle forme assunte dalla follia nel corso della storia ci mostra come queste 
siano state influenzate dalla cultura e dalle convenzioni del periodo, le quali intaccano di 
conseguenza anche il trattamento che la società riservò agli individui considerati folli. 
 
Il termine follia deriva dal latino follis, ovvero vuoto, mantice. Indica genericamente una 
condizione psichica caratterizzata dal mancato adattamento del soggetto rispetto alla società, 
manifestato attraverso comportamenti, relazioni interpersonali e stati psichici alterati, spesso 
fonte di sofferenza per il soggetto. 
 
Per molti anni l’origine della follia venne fatta risalire a cause esterne scatenanti, non 
riconducibili al soggetto stesso. 
 
Nelle prime concezioni animistiche e per tutto il mondo classico, la follia venne ricondotta 
alle divinità, benevoli o maligne, in grado di influenzare il comportamento degli esseri 
umani
7
. Il folle era portatore di un messaggio divino, andava quindi ascoltato, interpretato
8
. 
In epoca medievale questo sentimento comprensivo scomparve e il folle divenne una creatura 
del demonio per istigazione stessa del diavolo all’essere frenetico e pazzo
9
. Assumendo la 
follia una chiara connotazione maligna, essendo questa radicatasi nell’animo dell’individuo, 
andava allora estirpata. L’esorcismo del male chiamato follia prevedeva spesso 
l’annientamento del corpo, giustificato dal più elevato fine di salvaguardare l’anima. Tale 
liberazione, affidata ai monaci e agli ordini religiosi che accoglievano i sofferenti nelle loro 
mura, può forse essere considerata la prima forma di esclusione cui la follia fu sottoposta, che 
 
 
7
 G. Ziboorg, G. Henry, Storia della psichiatria, Feltrinelli, Milano, 1963, p.22.
 
 
8
 V. Andreoli, Istruzioni per essere normali, Rizzoli, Milano, 1999 pp. 11-18.
 
 
9 Mental Heart History Timeline, in www.studymore.org.uk. 
 
15

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Informazioni tesi

  Autore: Samuela De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze delle Politiche e dei Servizi sociali
  Relatore: G. M. Patrizia  Surace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

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