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Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive

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stabilirne il grado di responsabilità in base al quale graduare la pena. L’accertamento dovrà 
tener conto, secondo quanto previsto dal nostro codice penale, degli elementi oggettivi e 
soggettivi del reato, mediante i quali dovrà costruirsi il nesso eziologico tra l’illecito 
commesso e il suo autore. Appurato ciò bisognerà accertare se l’imputato sia effettivamente 
imputabile. Cercheremo, pertanto, di ricostruire il concetto di imputabilità adottato 
dall’ordinamento italiano, attraverso la sua visione in negativo, ovvero elencando le cause che 
potrebbero escluderla. Tra queste si annovera, appunto, il vizio di mente, che viene così fatto 
rientrare nella categoria delle presunzioni giurisprudenziali. A queste viene poi ricondotto 
anche il tema della pericolosità sociale, considerata dal legislatore degli anni trenta sempre 
presente negli individui con infermità mentale. Questi soggetti vengono a trovarsi in una 
situazione del tutto peculiare: risultano colpevoli di aver commesso un reato, ma non 
responsabili per le proprie azioni, dettate dalla malattia che ha alterato la capacità di intende e 
volere dell’individuo considerato, pertanto, non imputabile. Allo stesso tempo, però, il 
soggetto infermo di mente viene identificato come individuo socialmente pericoloso, il quale 
non potendo essere sottoposto alla pena – poiché non in grado di comprenderne il valore 
punitivo e rieducativo – sarà destinato a scontare una misura di sicurezza fin quando la sua 
pericolosità non verrà considerata nulla. Combinando le idee della scuola Classica a quelle dei 
Positivisti il nostro sistema penale assume l’assetto del “doppio binario”, elaborando una 
strategia di prevenzione basata sul controllo di quegli individui non punibili con gli strumenti 
tradizionali, ai quali verranno affiancati, appunto, delle disposizioni alternative – che poi, in 
realtà, alternative non saranno nella misura in cui potranno applicarsi anche ai soggetti 
imputabili, laddove in seguito all’aver scontato la pena ordinaria verranno considerati ancora 
pericolosi. Analizzeremo, pertanto, il sistema delle misure di sicurezza con i suoi presupposti 
di applicazione, il cui perno è costituito – come già emerso – dalla presenza di pericolosità 
sociale. 
 
L’accertamento di quest’ultima verrà effettuato dagli psichiatri forensi, la cui opinione 
orienterà il giudice nel verdetto finale. Si passeranno in esame tutte le criticità connesse a tale 
strumento valutativo, giudicato in realtà poco idoneo per definire il percorso trattamentale da 
riservare al folle reo. Ciò verrà inserito nel più amplio dibattito tra psichiatria e giustizia, 
analizzando l’evoluzione del loro rapporto e quindi degli strumenti, degli istituti, delle nozioni 
giuridiche di cui la scienza penalista si è avvalsa nel corso del tempo per determinare il 
destino del soggetto non imputabile affetto da vizio mentale. 
 
Si osserverà l’evoluzione giuridica del concetto di pericolosità sociale come presupposto 
applicativo delle misure di sicurezza: dall’essere una presunzione 
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Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive

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Informazioni tesi

  Autore: Samuela De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze delle Politiche e dei Servizi sociali
  Relatore: G. M. Patrizia  Surace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

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Parole chiave

imputabilità
malattia mentale
penale
psichiatria
misure di sicurezza
pericolosità sociale
ospedale psichiatrico giudiziario
perizia psichiatrica
vizio di mente
rems

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