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Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive

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dai classicisti, mentre il soggetto non imputabile verrà inserito nel sistema delle misure di 
sicurezza, secondo la strategia preventiva messa in atto dai positivisti, per i quali era inutile 
punire un individuo incapace di intendere rimprovero che gli si voleva muovere, ma che 
andava in ogni caso neutralizzato, per evitare che la sua pericolosità producesse rinnovati 
danni. 
 
Dunque in un primo momento verrà analizzato il percorso legislativo che ha condotto 
l’ordinamento italiano ad accettare l’istituzione manicomiale come luogo di detenzione e 
controllo dell’infermo mentale autore di reato. Dalla colpevolezza utilizzata come 
presupposto di pena, si passa pertanto all’irresponsabilità, giustificante di azioni preventive 
come può essere appunto l’instaurazione del sistema a doppio binario, strumento di garanzia 
contro le istanze di pericolosità che gli individui imprevedibili, come appunto i folli rei, 
alimentano. Tuttavia, inseguito all’instaurazione della Repubblica e alla consequenziale 
stesura della carta costituzionale, il sistema ideato negli anni trenta inizia a sembrate piuttosto 
anacronistico rispetto ai rinnovati diritti dell’uomo, primo tra tutti quello alla vita, dunque alla 
salute, nonché alla dignità, elementi troppo spesso dimenticati all’interno delle mura 
manicomiali. Dopo aver elencato le incostituzionalità di cui si è macchiato il nostro 
ordinamento, si passerà all’esame delle modifiche ideate dai governi italiani al fine di 
ripristinare la legalità di tale istituto, precisando come intenzione del legislatore non fu mai 
quella di abolire il sistema a doppio binario quanto, semmai, di adeguarlo ai nuovi principi 
promossi dalla Costituzione. il primo passo compiuto verso tale direzione venne attuato a 
livello terminologico abolendo l’antica nomenclatura di manicomio criminale per adottare 
quella più moderna – e umanamente accettabile – di Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Tale 
cambiamento serviva a spiegare la nuova ottica con cui psichiatria e giurisprudenza avrebbero 
dovuto osservare la malattia o meglio il malato: non più individuo in preda ad una follia 
criminale senza limiti e censure ma un soggetto costretto a soffrire per cause legate ad 
un’infermità psichica, paragonabile a tutte le altre malattie e, pertanto, meritevole di cure, 
ovvero di un impegno costante da parte di quelle istituzioni che troppo allungo avevano 
ignorato le sue necessità, preferendo far fronte alle istanze di difesa sociale. Questo primo 
intervento di riforma del sistema penale, che porta alla scomparsa del manicomio criminale, 
sostituito dall’OPG mostra però, come intenzione del legislatore non fosse superare tale 
istituto quanto piuttosto migliorarlo, alla luce delle condizioni di violenza e abbandono cui 
erano sottoposti gli internati, inconciliabili con la nuova visione di malattia mentale, in 
funzione della quale era necessario sviluppare una reazione morale volta alla promozione del 
benessere psichico del suo portatore. 
 
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Informazioni tesi

  Autore: Samuela De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze delle Politiche e dei Servizi sociali
  Relatore: G. M. Patrizia  Surace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

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Parole chiave

imputabilità
malattia mentale
penale
psichiatria
misure di sicurezza
pericolosità sociale
ospedale psichiatrico giudiziario
perizia psichiatrica
vizio di mente
rems

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