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Domenico Barbaja: «Il Principe degli impresari». Il periodo viennese (1821-1828)

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Anteprima della tesi: Domenico Barbaja: «Il Principe degli impresari». Il periodo viennese (1821-1828), Pagina 4
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più immobili e ridusse la sua collezione di opere d’arte
20
. Questa situazione portò l’impresario a 
valutare altre offerte di lavoro in nuove città. Bisogna, però, menzionare di altri motivi di crisi. Il 
volume di Philip Eisenbeiss, Domenico Barbaja. Il padrino del belcanto
21
, li riassume tutti. Tra il 
1820 e il 1821, Rossini era richiesto da molti teatri italiani, tra cui quello romano. Barbaja non riuscì 
a scritturare operisti di così alto livello e di conseguenza sperimentò vari fiaschi. Infine, a causa delle 
continue rivolte, che sfociarono in disordini e tensioni. Napoli non offriva più le opportunità di un 
tempo
22
, ed era quindi il momento di aprirsi a nuove realtà. Grazie a dei contatti austriaci Barbaja 
venne a conoscenza del mercato viennese e della sua crescita e ben presto se ne interessò. L’occasione 
della partenza arrivò da lì a poco. Nel primo volume delle Lettere e Documenti di Rossini si legge 
che nel luglio del 1821 il principe Leopoldo, figlio di Ferdinando I, scrisse al padre chiedendogli il 
permesso di invitare Barbaja per organizzare una stagione italiana nei teatri della capitale asburgica.
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Ciò può essere visto come un modo per i Borbone di ringraziare gli austriaci li avevano aiutati a 
riprendere le redini del regno. Esportare il patrimonio culturale, cioè l’opera napoletana, fu il gesto 
di ringraziamento.
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 Metternich era un grande amante dell’opera e di Rossini, in particolare. Per avere 
le opere di Rossini e una gestione teatrale di livello, c’era bisogno di Barbaja. Come già accennato, 
Barbaja era interessato alla fiorente Vienna e colse l’occasione senza aspettare una risposta di 
Ferdinando; incaricò Antonio Giamberini come suo vice per la gestione dei teatri reali e partì alla 
volta di Vienna.
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 Le autorità teatrali protestarono con il Ministro degli Interni per l’improvvisa 
partenza di Barbaja che non aveva atteso il benestare del soprintendente.
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 L’impresario aveva a suo 
vantaggio un invito ufficiale reale e la protezione del Re. Egli non voleva abbandonare i teatri di 
Napoli, ma solo arricchire la gestione con nuovi teatri interessanti.  
 
 
 
20
 Simona Pollio, La Collezione Barbaja, tesi di laurea in Museologia e storia del collezionismo, Napoli, 1998-9 (pp. 
121), citata in Philip Eisenbeiss, Domenico Barbaja. Il padrino del bel canto, tradotto da Davide Fassio, EDT, Torino, 
2015.  
21
 Philip Eisenbeiss, Domenico Barbaja. Il padrino del bel canto, tradotto da Davide Fassio, EDT, Torino, 2015, pp.115. 
22
 Ivi pp. 115.  
23
 Gioachino Rossini, Sergio Ragni, Bruno Cagli, Lettere e Documenti, Pesaro, Fondazione Rossini, 1992, vol. 1. pp. 521.  
24
 Bruno Cagli, Al gran sole di rossini in «Cagli e Ziino», il Teatro di San Carlo, pp. 159, citato in Philip Eisenbeiss, 
Domenico Barbaja. Il padrino del bel canto, tradotto da Davide Fassio, EDT, Torino, 2015, pp.116. 
25
 Ivi pp. 116.   
26
 Gioachino Rossini, Sergio Ragni, Bruno Cagli, Lettere e Documenti, Pesaro, Fondazione Rossini, 1992, vol. 1. pp. 524.
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Informazioni tesi

  Autore: Maria Carolina Zarrilli Affaitati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Claudio Toscani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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