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Espatrio e riduzione intersoggettiva. Meditazioni arendtiane

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Anteprima della tesi: Espatrio e riduzione intersoggettiva. Meditazioni arendtiane, Pagina 12
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sfogo” (Ventil). Ma anche questa ipotesi non spiega nulla. E viene annullata da una 
epoché sotto forma di motto di spirito (Witz). Ridiamo (se ci riusciamo) e poi 
riflettiamo.  
Un’altra ipotesi di lavoro per la spiegazione dell’antisemitismo [...], ispirata anch’essa dal 
buon senso, parte al contrario dal fatto dell’impotenza degli ebrei, e conclude che essi hanno 
potuto giocare un tale ruolo nella politica moderna solo perché erano particolarmente adatti 
ad offrire una valvola di sfogo, a servire da capro espiatorio. La migliore illustrazione e allo 
stesso tempo la migliore confutazione di questa teoria la troviamo in un motto di spirito, che 
si raccontava spesso negli anni ’20. Un antisemita sostiene che la guerra sia colpa degli ebrei; 
la risposta è: Sì, degli ebrei e dei ciclisti; perché i ciclisti?, chiede l’uno; perché gli ebrei?, 
chiede l’altro. Se si fosse veramente trattato del capro espiatorio, sarebbero davvero potuti 
andare altrettanto bene anche i ciclisti (Arendt 1986, p. 34). 
Perché proprio gli ebrei svolsero questo ruolo di capro espiatorio? Nei regimi 
totalitari il terrore viene esercitato in modo arbitrario, come strumento permanente con 
cui governare masse obbedienti (in Unione Sovietica il terrore venne intensificato 
proprio dopo avere eliminato le differenze di classe). Ma il terrore (esercitato in modo 
arbitrario) presuppone l’ideologia (che non può essere del tutto arbitraria, deve infatti 
fare presa): “Prima che il terrore possa scatenarsi, l’ideologia di cui esso si presenta 
come lo strumento deve aver convinto molti, se non addirittura la maggioranza” 
(Arendt 1999, p. 9). Chiediamo ancora: perché proprio gli ebrei? 
Se ci si appella, seguendo una terza ipotesi (cui dobbiamo far seguire una nuova 
epoché) del buon senso e anche, come abbiamo visto, dei sionisti e di alcuni antisemiti 
odierni, all’eterno odio per gli ebrei, alla preesistenza e al radicamento tradizionale di 
atteggiamenti antisemiti, si fa il gioco degli antisemiti: l’uccisione di ebrei sarebbe una 
tradizionale, “normale” “occupazione umana”; i crimini nazisti non avrebbero allora 
nulla di unico (einmaliges) o inaudito (unerhörtes), tranne per ciò che concerne le 
tecniche impiegate, la loro varietà e la vastità delle operazioni di annientamento. Alcuni 
storici ebraici accolgono questa tesi perché l’antisemitismo si sviluppa in 
concomitanza con il processo di assimilazione ebraica. La minaccia porterebbe a 
servirsi dell’odio antisemita per la conservazione della tradizione: un antisemitismo 
eterno assicurerebbe l’esistenza eterna del popolo ebraico. Il che contiene una qualche 
corrispondenza con avvenimenti storici, ma è forse spiegabile attraverso lo 
sradicamento e l’apolidìa del popolo ebraico: un popolo che non ha la possibilità di 
autodeterminazione politica è molto esposto a forme di eterodeterminazione (Taguieff 
1987).  
Se declino dello stato nazionale e sviluppo del movimento antisemita coincidono, 
forse, allora, “la storia dei rapporti fra gli ebrei e lo stato deve contenere in sé la chiave 
della crescente ostilità di determinati gruppi sociali contro gli ebrei” (Arendt 1999, cap. 
II). Ma c’è un’ulteriore domanda: da dove proveniva l’odio della “plebaglia” (Mob) nei 
confronti degli ebrei? Dato che l’antisemitismo si è sviluppato appieno solo nel 
processo di disgregazione dello stato nazionale, nel periodo dell’imperialismo, risulterà 
centrale il riferimento alla fine dello Stato-nazione e alla crisi dei diritti umani. Questa 
è una prima risposta, cioè una direzione di ricerca, aldilà dei luoghi comuni, e richiede 

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Gilardoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Raffaele Mantegazza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

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Parole chiave

antisemitismo
argomentazione
carl schmitt
dominio
educazione all'argomentazione
fenomenologia
giorgio agamben
hannah arendt
logica
potere
razzismo
razzismo di sfruttamento
razzismo di sterminio
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