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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Anteprima della tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea, Pagina 2
4 
 
 
Capitolo primo 
L’uomo e la morte 
 
1.1 La coscienza della morte 
 
La specie umana, come sostiene Voltaire, «…è la sola che sa di dover morire, ed essa lo sa solo 
attraverso l’esperienza
2
». Questa esperienza ci è fornita dalla morte altrui poiché si tratta di un 
evento che non possiamo sperimentare in prima persona. L’essere umano vive come se non 
dovesse mai morire: è conscio dell’esistenza della morte ma nel profondo nega che tale 
avvenimento possa riferirsi anche a sé stesso. Questo processo psichico è stato denominato 
negazione da Freud. Con la morte altrui si innesca un sentimento di apprensione, si fa esperienza 
dell’avvenimento e ci si rende conto che si è tutti soggetti al morire. Questo morire non viene però 
interpretato come un “io muoio” ma come un “si muore”. In pratica siamo coscienti di dover 
morire tutti prima o poi ma l’evento è riferito ad un anonimo “si” e non ad un “io” che ci riguarda 
in prima persona. Inoltre si tende sempre a considerare la morte come un qualcosa di naturale, 
che prima o poi avverrà ma che per il momento non ci minaccia personalmente. Questa ipotesi 
sarebbe troppo dolorosa per il nostro Ego ed è quasi impossibile da concepire consciamente in 
quanto la morte è assenza completa dell’Io. Dal momento in cui moriamo non cessiamo infatti di 
esistere, ma diveniamo assenti in quanto corpi morti. Anche per questo, quindi, è impossibile 
sperimentare la morte, che è qualcosa che va oltre la nostra esperienza e si tramuta in assenza. 
Qualcosa di ignoto e che assoggetta l’essere umano, il quale cerca di reprimere questo pensiero 
tenendosi sempre occupato in qualcos’altro. 
Questo nostro distacco dalla morte è esemplificato molto bene ne La morte di Ivan Il’ič, racconto 
scritto da Lev Tolstoj nel 1886. Nel primo capitolo alcuni magistrati vengono a conoscenza della 
morte di un collega, Ivan Il’ič Golovin. La notizia fa scalpore per pochi minuti e non tanto per il 
dispiacere arrecato dalla perdita, bensì per la curiosità dei colleghi che si domandano chi occuperà 
il suo posto. Poco dopo tornano tutti alle loro mansioni, grati di essere in buona salute e ben 
lontani dal morire. L’unico giudice che resta colpito dalla notizia più degli altri è Petr Ivanovic, che 
aveva studiato giurisprudenza con Ivan. Egli vuole fare le sue condoglianze alla vedova e recarsi 
alla funzione. Nota fin da subito che la famiglia è circondata da un clima di insofferenza e la vedova 
gli chiede di poter conferire in privato. Credendo che il suo intento sia quello di parlargli del marito 
defunto Petr accetta – di malavoglia – solo per senso del dovere. In realtà l’intento della vedova è 
un altro: essa non esita infatti a domandargli come poter aumentare la quota della pensione di 
reversibilità. Venuto a conoscenza dalla donna che l’amico aveva sofferto fino alla fine per dei 
dolori strazianti (probabilmente si trattava di cancro ma l’autore lo lascia solo intendere), Petr 
prova un senso di disagio che riesce infine a scacciare pensando che in fondo non è accaduto a lui. 
Durante l’intera funzione non riesce mai a posare il suo sguardo sul cadavere ed è uno dei primi ad 
uscire dalla camera mortuaria. Dopo essersi congedato cerca di lasciarsi tutto alle spalle, recandosi 
a casa di un amico per giocare a carte. 
La parte successiva del racconto è tutta incentrata sul defunto. Vengono descritti gli studi che Ivan 
ha compiuto, il suo pessimo rapporto con la moglie, il suo lavoro ed il diffondersi della malattia. 
Il giudice, dopo un periodo di crisi economica, ottiene un posto di lavoro ben retribuito a San 
Pietroburgo e decide di acquistare un nuovo appartamento, arredandolo come più gli piace, tanto 
                                                           
Voltaire, Dizionario filosofico, 1764.

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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