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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Anteprima della tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea, Pagina 4
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soffrire interiore e il gesto di battersi il petto in segno di sofferenza e dolium che significa “dolere”. 
“Lutto” invece corrisponde in latino a luctus, che a sua volta deriva da lugere, cioè “piangere”. Le 
dinamiche del cordoglio sono state studiate e interpretate in sede psicoanalitica da Sigmund 
Freud, il quale nel 1917 pubblicò il saggio Lutto e melanconia. L’autore identifica come melanconia 
lo stato di depressione in cui si precipita quando si subisce un lutto. Secondo lo psicanalista il lutto 
è un fenomeno normale, mentre la melanconia è uno stato psichico patologico. Con la morte si ha 
la perdita del soggetto amato, si ha così un’invasione nei confronti della libido perché le nostre 
esigenze nei confronti di esso non possono più essere soddisfatte. Per questo motivo bisogna che 
avvenga una ri-soluzione del proprio legame con l’oggetto, cosa che necessiterà un tempo più o 
meno lungo. Secondo Freud vi sono tre possibili soluzioni che la psiche può decidere di adottare: 
mania, melanconia e lavoro del lutto. La mania è un meccanismo di difesa tramite il quale il 
soggetto nega la perdita dell’oggetto. Sceglie quindi una via più semplice ovvero nega l’esame di 
realtà e si rifiuta di elaborare il lutto, strada dolorosa ma che comunque implica la finale 
accettazione e il ritorno alla quotidianità. La negazione del lutto è inevitabile, come vedremo, nelle 
prime fasi del cordoglio, ma quando il fenomeno persiste e diventa una convinzione a livello 
cosciente si giunge ad una mania che sfocia nel patologico. 
Un’altra reazione della psiche è la melanconia, dove il soggetto non riesce a staccarsi dalla persona 
perduta. L’oggetto continua a persistere nei suoi pensieri e non si arriva mai ad un distacco da 
esso, che offusca l’Io. Il luttuato sprofonda in uno stato di annichilimento e di apatia e sospende 
tutte le normali attività vitali, come se si identificasse col morto stesso. 
Il lavoro del lutto, infine, è la strada più naturale e corretta da seguire pur essendo dolorosa e 
lunga. Passo dopo passo si scioglie il legame con l’oggetto perduto che assume il valore di un 
simbolo. Con la simbolizzazione della perdita si trova un compromesso tra mania e melanconia. Da 
un lato, trasformando la perdita in simbolo, non si deve più affrontarla come vuoto reale ma 
simbolico, dall’altro si mantiene viva la memoria dell’oggetto che comunque resta un ricordo e 
non va ad offuscare l’Io come nel caso della melanconia. 
Durante la fase del lavoro del lutto si può avere l’impressione che la persona morta sia ancora viva 
o può avvenire una sorta di identificazione con essa, per rendere meno dolorosa l’elaborazione 
della sofferenza. Vi è poi una tendenza verso l’auto-colpevolizzazione, che come vedremo si 
manifesta soprattutto nelle vedove nell’ambito delle culture rurali. In linea di massima, 
comunque, si ha sempre una ri-soluzione dei legami con l’oggetto perduto, che tende ad essere 
simbolizzato e mantenuto vivo dal solo ricordo. 
Secondo Elisabeth Kübler Ross, nel suo libro La morte e il morire del 1969, l’individuo colpito dal 
lutto o sconvolto dall’imminente diagnosi di una malattia grave attraversa cinque importanti fasi: 
 
1. Negazione o rifiuto: vi è il rigetto di una realtà che appare inconcepibile e fasulla. Esso può 
tornare utile alla persona in lutto che ha bisogno di tempo per accettare la perdita e intanto usa 
un meccanismo di difesa. 
2. Rabbia: si prova collera e vi è un atteggiamento colpevolizzante. Anche verso sé stessi. 
3. Negoziazione: si cerca di analizzare l’accaduto in modo razionale, si cercano risposte ed 
un’eventuale soluzione. 
4. Depressione: il soggetto si arrende e si deprime. 
5. Accettazione: si accetta l’accaduto e si elabora il lutto, tornando infine ad uno stato di 
normalità. In questa fase possono manifestarsi rabbia e depressione, che vanno poi a scemare. 
 
Le fasi elencate non seguono un ordine cronologico preciso e possono apparire alternatamente o 
simultaneamente e a volte possono manifestarsi più volte con diversa intensità. Questa teoria, 
comunque, risulta molto utile nell’aiutare i pazienti che attraversano un lutto ed è tuttora

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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morte
mass-media
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