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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Anteprima della tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea, Pagina 5
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applicata in psichiatria, anche in ambiti di perdita differenti, per esempio nei divorzi, nei 
licenziamenti o nei casi di patologie più o meno gravi, come ad esempio la sterilità. In sostanza 
possiamo dire che nella maggior parte dei casi definiti “normali” il luttuato arriva ad accettare il 
principio di realtà, si adatta alla situazione e si ricrea una vita. Quando questo non avviene siamo 
di fronte a una mania depressiva considerata patologica. 
Quando il lutto diviene cronico possono emergere comportamenti autodistruttivi, come abbiamo 
visto nella melanconia. Il luttuato può instaurare degli atteggiamenti che fanno sembrare che il 
morto sia ancora vivo, adottando i suoi stessi comportamenti, presentando gli stessi sintomi e 
identificandosi in lui. Si ingloba il defunto nel proprio Io e spesso come tale si rinuncia alla vita. Per 
empatia si smette di mangiare, di dormire e di provare i normali impulsi vitali, che nel morto sono 
assenti. Possono emergere atteggiamenti auto-punitivi o autolesionisti che possono anche 
terminare col suicidio. Bisogna notare che questo atteggiamento autodistruttivo era riscontrabile, 
fino a non molto tempo, fa nelle culture rurali del mediterraneo, soprattutto nelle donne poiché le 
vedove, durante il lutto, potevano divenire veri e propri capi espiatori. Non solo vi era la naturale 
necessità di auto-colpevolizzarsi da parte della vedova, che in qualche modo era spinta a sentirsi 
responsabile: anche da parte dell’intero gruppo familiare vi era come un bisogno di placare l’ira 
del defunto, cercando la causa della sua morte nelle donne della famiglia e soprattutto nella 
vedova. In alcune culture essa poteva persino ricevere delle percosse, venire emarginata, costretta 
a lunghi digiuni, a non lavarsi né cambiarsi il vestito del funerale per tempi lunghissimi. Queste 
pratiche venivano adottate sia nelle culture indigene sia nei filoni cattolici dell’Europa e nei centri 
rurali italiani più lontani dalle aree industrializzate. Possiamo trovare esempi di lutto prolungato e 
anomalo anche nell’ambito nobiliare, come nel caso della regina Vittoria d’Inghilterra che visse un 
cordoglio di oltre quarant’anni alla morte del marito, il principe Alberto, senza mai volere 
risposarsi. Per tutto il resto della sua vita non si mostrò più in pubblico, vestì di nero, rinunciò al 
divertimento e alla musica e impose che venissero celebrate regolarmente le feste dedicate al 
defunto quali i compleanni, l’anniversario del loro fidanzamento, del matrimonio e della morte. 
Inoltre la camera del principe venne tenuta com’era, col suo ritratto sul letto di morte ed ogni sera 
veniva preparato il tè al suo “fantasma”. 
Finora si è trattato del cordoglio da un punto di vista prevalentemente individuale ma è 
importante precisare meglio la sua funzione sociale. Prima dell’urbanizzazione e 
dell’industrializzazione – e ancora oggi in alcune culture contadine – la cittadinanza partecipava al 
cordoglio dei luttuati garantendo loro il proprio appoggio e sostegno, non solo morale. Il lutto non 
coinvolgeva soltanto amici e parenti, ma anche l’intera collettività poiché tale evento richiamava 
alla mente di tutti il pensiero della morte. Di conseguenza, per mezzo della morte altrui, si 
rifletteva sulla propria e questo senso di inquietudine comportava un impulso solidale nei 
confronti dei luttuati. Il cordoglio diventava un fenomeno sociale perché la comunità interessata 
perdeva un punto di riferimento e vi era una maggiore collaborazione tra paesani un tempo, 
rispetto alle grandi città di oggi. Nelle città post-industriali, infatti, il lutto è visto come un evento 
privato ed è più difficile per chi subisce una perdita superarla senza la partecipazione di un gruppo 
che gli stia vicino. In certe società in cui persiste una cultura rurale invece vi è l’usanza di assistere i 
luttuati durante tutto lo svolgimento della veglia e del funerale e vi è da parte dei partecipanti 
l’impegno di rendere meno dolorosa la loro perdita. 
 
 
1.3 Il lutto: norme e tabuizzazioni 
 
Precedentemente si è puntualizzato come il lutto differisca dal cordoglio, ovvero come ne 
costituisca l’esternazione mediante comportamenti, rituali o tabuizzazioni. Uno degli aspetti del

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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Parole chiave

morte
mass-media
lutto
arte contemporanea
cronaca nera
funebre
sciacallaggio mediatico
tabù morte
arte macabra
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