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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Anteprima della tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea, Pagina 7
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lamentazione funebre ed è tuttora osservato in alcune regioni del Sud Italia. Oltre che dai cari 
questa pratica poteva essere eseguita da vere e proprie addette alla lamentazione funebre, le 
quali prendevano il nome di prefiche, mestiere che ha origini antichissime e si può ritrovare nei 
culti greci, latini e nordici. Attualmente le prefiche sono scomparse anche se, fino a non molti anni 
fa, si potevano osservare delle rimanenze nelle aree periferiche italiane. In alcuni casi esse sono 
state sostituite da suore, da devote o da amiche dei parenti e molto spesso è stato lasciato ai 
parenti stessi e agli amici il compito di piangere il defunto. Le prefiche dovevano seguire dei 
moduli tradizionali e recitare delle formule prestabilite, in modo da accontentare il defunto e i suoi 
cari. Questo vero e proprio lavoro poteva essere anche retribuito in denaro o in alimenti. Durante 
la lamentazione funebre, oltre ad eseguire una sorta di canto o lamento, si potevano anche 
adottare dei gesti di carattere tragico, come cospargersi il capo di cenere, graffiarsi, strapparsi i 
capelli, percuotersi il petto e molti altri atti noti fin dall’antichità. Anche in questo caso la vedova 
poteva compiere gesti autolesionisti o subire percosse direttamente dalle prefiche o da altre 
donne, come avveniva ad esempio a Napoli: le visitatrici strappavano ciocche di capelli alla vedova 
e le gettavano nella bara del defunto, finché la sventurata non restava senza. A questo punto la si 
percuoteva e le venivano sfilati lembi di pelle per mezzo delle unghie. Durante questo supplizio 
veniva recitato un canto funebre con la ripetizione dell’espressione «Oh misera te!». 
Come già accennato il lutto ha un carattere tabuizzante e in tutta la sua durata o in certe fasi, 
soprattutto quelle iniziali, bisogna osservare dei divieti. L’osservazione di tali divieti è dovuta al 
fatto che le persone in lutto si vogliono distinguere da quelle comuni in quanto considerate 
impure perché sono entrate in contatto con un evento di morte e col cadavere stesso. Per questo 
motivo, per differenziarsi dal resto della comunità, si vestono con un certo tipo di abiti, rinunciano 
ad uscire di casa, a mangiare, a dormire o al loro lavoro. Tutte queste cose appaiono futili perché il 
luttuato si deve adeguare alla condizione del morto che non ha certo bisogno di tutto questo. In 
particolare il divieto di uscire è determinato dal fatto che al di fuori della propria casa il luttuato 
potrebbe venire distratto dall'elaborazione del lutto e, contemporaneamente, arrecare danno agli 
altri membri della comunità che verrebbero minacciati dalla sua impurità. 
Altri tabù trovano la loro risposta grazie a credenze popolari, come ad esempio il divieto di 
spazzare la casa dopo il tramonto, non solo in occasione di lutto, poiché si potrebbero spazzare via 
o danneggiare le anime dei defunti che si risvegliano in quella fascia oraria. Questa credenza era 
osservata in Bretagna e in alcuni paesi italiani. Un altro divieto diffuso in Europa riguardava gli 
specchi, i quali venivano coperti o girati per paura che il defunto vi rimanesse imprigionato o che 
attraverso di esso venisse rapito dal diavolo. Ambigua è l’usanza di chiudere o aprire tutte le porte 
e le finestre. In alcuni casi venivano chiuse per trattenere l’anima del morto, in altri aperte per 
liberarla. In altri casi ancora si scoperchiava il tetto o si toglieva una tegola in modo che l’anima 
potesse passarvi. In alcuni paesi, nell’idea che l’anima del defunto tornasse a casa affamata la sera 
dopo il decesso o anche permanentemente, si lasciava la tavola imbandita e non la si sparecchiava. 
Può però essere preteso il contrario a seconda della località. In molte culture vi era il divieto di 
lavarsi e di cambiare l’abito di lutto, di tagliarsi la barba, i capelli o le unghie e anche in questo caso 
si voleva insistere sul proprio stato di impurità. 
Un atteggiamento che si poteva riscontrare nel lutto era il contraria facere, che può accomunare il 
lutto al Carnevale. I luttuati facevano l’opposto rispetto a ciò che era per loro ordinario, per 
esempio chi usava radersi non si radeva, chi non si radeva lo faceva in quell’occasione. Le 
acconciature erano capovolte e anche i vestiti potevano essere indossati al contrario o sottosopra. 
Tutti questi comportamenti contrari alle normali consuetudini esprimevano il senso di disordine e 
di caos provocato dalla morte. 
In opposizione alle tabuizzazioni vi erano dei costumi volti a rinvigorire le pulsioni vitali. In risposta 
al divieto di mangiare abbiamo il consòlo, che consisteva in un’offerta di cibo da parte della

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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Parole chiave

morte
mass-media
lutto
arte contemporanea
cronaca nera
funebre
sciacallaggio mediatico
tabù morte
arte macabra
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