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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Anteprima della tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea, Pagina 8
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comunità, degli amici o dei parenti dei luttuati che venivano così dissuasi o addirittura obbligati a 
mangiare. Dal momento che i luttuati si trovavano di fronte ad un obbligo da parte di esterni, 
avveniva una deresponsabilizzazione nei confronti del tabù e diminuiva il senso di colpa 
nell’infrangerlo. Il consòlo differisce dal banchetto funebre, le cui origini sono molto antiche e 
risalgono ai Greci e ai Romani. Questo banchetto veniva organizzato dalla famiglia del defunto ed 
era offerto alla comunità. In questa occasione si ostentava il potere della famiglia con l’offerta di 
cibi costosi ed avveniva un grande sperpero alimentare. La funzione del banchetto funebre era 
quella di onorare il defunto e di allontanare dai vivi la sua presenza nefasta. Poteva accadere, nella 
maggior parte dei casi, che durante il banchetto i presenti eccedessero nell’alimentazione e nel 
consumo di alcolici. 
Sempre allo scopo di sollevare i tabù e di confortare i luttuati si poteva ricorrere al gioco durante 
le veglie funebri. Questo costituiva un vero e proprio diversivo per fronteggiare la noia e il sonno e 
in Italia si poteva ricorrere al gioco della tombola o si ponevano degli indovinelli. Questo uso venne 
aspramente condannato dalla Chiesa Cattolica e lo è tuttora. In connessione al gioco troviamo 
l’uso di raccontare barzellette oscene, fare allusioni sessuali e danze provocatorie, per scatenare il 
riso dei partecipanti. 
Attualmente molti degli usi sopra riportati sono stati abbandonati e c’è stato un profondo 
mutamento negli usi e nei costumi riguardanti il lutto a partire soprattutto dalla seconda 
rivoluzione industriale. Mentre nelle realtà contadine alcuni usi non sono stati ancora del tutto 
abbandonati, nelle città si verifica una sorta di censura (e di rimozione) nei confronti del lutto, 
considerato un fenomeno strettamente privato a meno che non si tratti di qualche celebrità. Se 
prima il lutto aveva carattere tabuizzante, oggi è stato tabuizzato il lutto stesso. I funerali si 
svolgono il prima possibile e una volta seppellito il morto si cerca di dimenticare. Non vi sono più 
divieti, se non l’accortezza di non esternare troppo il proprio dolore. È stato abbandonato l’uso 
della veglia e il defunto viene visitato nel letto di morte o all’obitorio solo dai parenti più prossimi. 
Anche usufruire del proprio letto è diventato un fenomeno raro, in quanto capita spesso che il 
malato muoia nel freddo letto d’ospedale lontano dai suoi parenti. Perfino l’uso di vestirsi di nero 
si sta pian piano abbandonando assieme ad altri particolari. 
 
 
1.4 La morte sociale 
 
Il morire, oltre ad essere un fatto individuale, è anche un fenomeno sociale in quanto suscita una 
serie di comportamenti all’interno di un gruppo. Inoltre, sempre nell’ambito del gruppo, si 
sviluppano delle immagini, dei simboli e dei valori legati alle credenze di questo. Si può parlare così 
di una realtà socio-culturale. 
Con la morte di un membro di una comunità si crea una disgregazione che rompe l’equilibrio della 
vita sociale ma occorre specificare che ciò accadeva soprattutto nelle società arcaiche o 
preindustriali. Oggi il fenomeno è molto meno diffuso e lo si può osservare solo nell’ambito di 
paesini con uno scarso numero di abitanti o che hanno ancora una mentalità tradizionale. In tali 
casi si crea un vuoto sociale che va anche ad incidere sul funzionamento delle istituzioni o del 
lavoro, come ad esempio quando in una comunità agricola viene a mancare un uomo di mezza età. 
La morte è un fenomeno sociale in questo tipo di comunità anche perché vi era, da parte del 
morente, l’esigenza di essere assistito da più compaesani possibili, i quali si recavano a fargli visita 
soprattutto in luogo dell’estrema unzione. Questa esigenza riflette il timore di morire soli, cosa 
che purtroppo poteva capitare a chi viveva solo o era estremamente povero. Oggi morire soli è 
ancora più comune, in quanto il malato è gestito dallo staff ospedaliero che evita appositamente 
l’influsso dei visitatori. La morte ha subito una de-socializzazione e non vi è più la solidarietà di una

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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Parole chiave

morte
mass-media
lutto
arte contemporanea
cronaca nera
funebre
sciacallaggio mediatico
tabù morte
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