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Giuseppe Mazzini, Pio IX e il Concilio Ecumenico Vaticano I: fede e laicità nell'Italia risorgimentale

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Anteprima della tesi: Giuseppe Mazzini, Pio IX e il Concilio Ecumenico Vaticano I: fede e laicità nell'Italia risorgimentale, Pagina 10
Anche sul modo in cui fu recepita la Convenzione non ci fu concordia, in quanto per alcuni essa 
pareva significare la rinuncia a Roma ma per altri, al contrario, fu interpretata come il primo passo 
verso l'annessione della Città Eterna, libera finalmente entro due anni dalle truppe imperiali. 
La scelta dello spostamento della capitale suscitò a sua volta un atteggiamento di freddezza che 
sfociò spesso in aspre polemiche, le quali a Torino diventarono addirittura sanguinose proteste nel 
settembre del 1864. Anche la discussione in Parlamento vide scontrarsi antitetiche posizioni, tra cui 
alla fine ebbero la meglio i sostenitori di Roma. E Roma fu. 
4. L'enciclica “Quanta cura” 
A Pio IX – privato delle armi dei suoi ormai ex-alleati – non rimaneva che difendersi con le parole e 
con gli scritti. Circa tre mesi dopo la firma della Convenzione, e circa tre mesi prima che gli venisse 
sottratta Roma, e non in una data casuale bensì l'8 dicembre (che vedremo in seguito quale 
importanza avesse) del 1864 emanò l'enciclica ―Quanta cura‖, che condannava taluni principi 
liberali: la libertà di coscienza, la libertà di culto, la separazione tra Chiesa e Stato. (9 e doc. 1) 
Ad essa era unito un elenco di 80 proposizioni condannate (il ―Sillabo. Errori sopra la Chiesa e i 
suoi diritti‖), che riassumeva gli ―errori dell'intera civiltà moderna‖. (10 e doc. 2) 
Tutti questi scritti non bastarono però a fermare né gli Italiani né, tanto meno, il Generale Giuseppe 
Garibaldi, che rispetto agli Italiani di Torino aveva una visione della realtà ancora diversa... 
5. Il tentativo di Garibaldi di prendere Roma 
Per fermare Garibaldi ci volle la forza delle armi; ci volle il primo ministro Urbano Rattazzi, che lo 
fece arrestare il 23 settembre 1867 (11) mentre, su incarico del Partito d'Azione, cercava di 
raggiungere Roma. Ci volle la successiva, pressoché immediata deportazione all'isola di Caprera 
dove forse non avrebbe più potuto ―nuocere‖. 
Non fu così: il giorno dopo, Garibaldi fuggì da Caprera. Ce lo racconta lui stesso: ―Il 14 ottobre 
1867, alle 6 pomeridiane, io abbandonavo casa mia, dirigendomi verso il mare a settentrione. 
Giunsi alla spiaggia e vi trovai il 'beccaccino', piccolo legno comprato nell'Arno e capace di 
trasportare due sole persone. Il beccaccino, dono generoso dei miei amici inglesi, trovavasi 
casualmente a pochi metri dalla spiaggia, e dalla parte d'un piccolo magazzino che serve a metter le 
imbarcazioni al coperto. Nella stessa parte trovavasi una pianta di lentisco, che copriva quasi 
intieramente il minuto scafo, dimodoché i miei regi guardiani non avevano potuto scoprirlo‖. (12) 
Garibaldi, la cui fuga provocò le dimissioni di Rattazzi, si diresse subito alla volta di Roma in cerca 
dell'agognata sollevazione popolare. Quell'interminabile ―Questione Romana‖ egli voleva risolverla 
una volta per tutte, e a modo suo... 
19 

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Informazioni tesi

  Autore: Nunzia Manicardi
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Pacillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 457

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papa pio ix
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