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I licenziamenti individuali dopo la Legge n. 92/2012: aspetti sostanziali e processuali

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Anteprima della tesi: I licenziamenti individuali dopo la Legge n. 92/2012: aspetti sostanziali e processuali, Pagina 5
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La stabilità del posto di lavoro poteva considerarsi assoluta con la legge n. 
300 del 20 maggio 1970 (Statuto dei Lavoratori). L’art. 18
9
 rappresentava un salto 
di qualità non indifferente andando a colpire “in maniera radicale il 
licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo: l’atto riconosciuto 
illegittimo dal giudice è privato di ogni effetto giuridico e il datore di lavoro è 
condannato, senza possibilità di opzioni alternative, alla reintegrazione del 
lavoratore nel posto di lavoro”
10
, oltre che al risarcimento del danno (c.d. tutela 
reale). Il campo di applicazione però era limitato; coesistevano infatti tre regimi 
diversi, a seconda del numero di dipendenti e della natura dell’attività svolta: 
tutela reale per le imprese agricole con più di cinque occupati o imprese 
                                                           
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 Si riporta per comodità la norma. Art. 18, Legge n. 300 del 20 maggio 1970 : “Ferma   restando   
l'esperibilità   delle    procedure    previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il  
giudice,  con la sentenza con cui dichiara inefficace  il  licenziamento  ai  sensi dell'articolo 2 della  
legge  predetta  o  annulla  il  licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo 
ovvero ne  dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare 
il lavoratore nel posto di lavoro.  
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata   
accertata   la   inefficacia   o l'invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura 
del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata 
secondo i criteri di cui all'articolo 2121 del codice civile.  Il datore di lavoro che non ottempera 
alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le 
retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella   
della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di 
lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto.  
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva. 
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del 
lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e 
grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o 
insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel 
posto di lavoro. 
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice 
medesimo che l'ha pronunciata.  Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, 
quinto e sesto comma del codice di procedura civile.  
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa. 
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, il datore di lavoro che non 
ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non 
impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di 
ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo 
della retribuzione dovuta al lavoratore.”  
10
 M. Roccella, Manuale del diritto del lavoro, G. Giappichelli Editore, 2010
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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Tarraran
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Amministrazione, Finanza e Controllo
  Relatore: Gaetano Zilio Grandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

FAQ

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