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Il concetto di attacco armato e la legittima difesa nel diritto internazionale: il caso Oil Platforms

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Anteprima della tesi: Il concetto di attacco armato e la legittima difesa nel diritto internazionale: il caso Oil Platforms, Pagina 4
3 
 
 
L’Iran, isolata politicamente dagli Stati occidentali
3
, attua rappresaglie contro le flotte 
degli Stati che appoggiano l’Iraq. Solo nel 1987 le grandi potenze adottano misure per 
proteggere le navi in transito nel Golfo. Gli Stati Uniti, in particolare, aiutano Saddam 
Hussein sul piano sia diplomatico che militare
4
. Alla fine la spinta aggressiva dell’Iran 
si allenta.  
Il 20 luglio 1987 viene approvata la risoluzione 598 da parte del Consiglio di Sicurezza 
delle Nazioni Unite
5
. Si impone il cessate il fuoco, ma non si distingue, come chiede 
l’Iran, la posizione dell’aggredito da quella dell’aggressore. Il governo di Teheran si 
dichiara disposto ad accettare la risoluzione, ma chiede l’istituzione di una commissione 
che determini la responsabilità dell’inizio delle ostilità. L’Iraq si oppone e nessuno Stato 
si sforza per una mediazione. Dato l’isolamento politico in cui si trova, l’Iran accetta 
alla fine la risoluzione, che viene così firmata il 20 agosto 1988, a poca distanza dallo 
scoppio della Seconda Guerra del Golfo
6
. 
I costi umani di questo conflitto sono pesantissimi per entrambe le parti: non si conosce 
la cifra esatta delle vittime, ma si pensa non siano meno di un milione. 
 
2.  La guerra si combatte nei territori di entrambi gli Stati, nonché nel Golfo Persico, 
rotta commerciale internazionale della massima importanza. 
 
3
 L’Iran della rivoluzione islamica del 1979 intimorisce gli Stati occidentali per la sua carica di fanatismo 
religioso. Saddam Hussein coglie allora l’occasione per assumere il ruolo di agente stabilizzatore della 
Regione e in questo senso viene appoggiato dalle potenze occidentali. L’Iran, comunque, conta 
sull’appoggio di Siria, Libia, Corea del Nord e Cina, dalle quali riceve armamenti. 
4
 Gli Stati Uniti tengono un atteggiamento di crescente sostegno nei confronti dell’Iraq. In un primo 
momento si limitano a bloccare le condanne del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, poi, dal 1982, 
cominciano a fornire sostegno tecnologico, mentre incoraggiano anche l’Arabia Saudita e gli Emirati a 
finanziare la guerra di Saddam Hussein. 
Nel caso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, l’Iran presenta memorie dove si citano diverse 
dichiarazioni, alcune ufficiali, rese nel corso degli anni da esponenti governativi statunitensi. In 
particolare, da una dichiarazione, rilasciata dall’allora sottosegretario alla difesa Korb, si evince 
chiaramente come il vero scopo dell’intervento americano fosse quello di assicurare la vittoria all’Iraq e 
fare in modo che gli iraniani imparassero “la lezione” (“When we went in, we wanted to ensure that Iran 
didin’t win that war from Iraq. That was our real objective, and so we were doing a lot of things to ensure 
that we could teach the Iranians a lesson”). È comunque indubbio che il diretto coinvolgimento degli Stati 
Uniti nell’ultima fase della guerra e le varie azioni intraprese contro l’Iran siano state determinanti per la 
decisione iraniana di accettare il cessate il fuoco richiesto dalla ris. 598(1987) del Consiglio di Sicurezza. 
5
 Ris. 598(1987) del 20 luglio 1987.  
Subito dopo l’aggressione da parte dell’Iraq nel 1980 il Consiglio di Sicurezza approva una generica 
risoluzione, esprimendo preoccupazione per la situazione che si sta profilando nella zona del Golfo 
Persico, senza però condannare l’aggressione irachena e senza richiedere il ristabilimento delle frontiere 
internazionali (ris. 479(1980) del 28 settembre 1980). Il rispetto delle frontiere e la cessazione delle 
ostilità vengono richieste solo quando, nel 1982, l’Iran respinge l’esercito iracheno e penetra in Iraq (ris. 
522(1982) del 4 ottobre 1982).  
Soltanto nel rapporto del 9 dicembre 1991 del Segretario generale dell’ONU Perez de Cuellar, si 
riconosce che l’attacco iracheno del 22 settembre 1980, non giustificabile sulla base della Carta dell’ONU 
o sulla base di regole o principi riconosciuti di etica internazionale, fa sorgere, in capo all’Iraq, la 
responsabilità del conflitto (“an outstandig event,…which cannot be justified under the Charter of the 
UN, any recognized rules and principles of international morality and which entails the responsability for 
the conflict”). 
Per il rapporto del 9 dicembre 1991: Report on Implementation of Security Council Res. 598/1987, UN 
Doc.S/23273. 
Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono reperibili all’indirizzo web: 
http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions.html. 
6
 La guerra Iran-Iraq viene normalmente indicata come Prima Guerra del Golfo, per distinguerla dalla 
Seconda Guerra del Golfo del 1990, che ha inizio il 2 agosto con l’invasione del Kuwait da parte 
dell’esercito iracheno.
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Informazioni tesi

  Autore: Federica Cristani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Marcella  Distefano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

FAQ

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Parole chiave

diritto internazionale
corte internazionale di giustizia
divieto uso della forza
attacco armato
legittiima difesa
oil platforms

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