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Il detenuto e i suoi affetti

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Anteprima della tesi: Il detenuto e i suoi affetti, Pagina 8
pena reclusiva, potevano inviare la propria corrispondenza 
anche due volte a settimana.  
Altra forte limitazione era data dalla necessità del visto del 
direttore ed eventualmente dell’Autorità giudiziaria, se si 
fosse trattato di imputati, prima che la corrispondenza 
potesse essere spedita (art. 103). Il controllo poteva essere 
affidato anche al cappellano. Stesso identico discorso vale 
per la corrispondenza diretta al detenuto, passibile 
anch’essa di censura. 
Secondo l’art. 105 poi, per “consolidare” i rapporti col 
mondo esterno poteva essere rilasciata autorizzazione al 
detenuto di inviare una sua foto all’esterno del carcere a 
sue spese. 
A fronte di una disciplina così limitante e disumanizzante 
la cosa che più ci ha stupito è stato ritrovare su un manuale 
di diritto penitenziario del 1934 una sezione intera dedicata 
al problema se fosse giusto o meno ammettere la possibilità 
per il detenuto di tenere relazioni intime con il proprio 
partner. La tesi sostenuta era, come si può facilmente 
immaginare, assolutamente contraria, ma il solo fatto di 
sentire il bisogno di parlarne e prendere posizione 
sull’argomento significava che almeno il problema era stato 
posto. La nostra sorpresa risiede quindi non tanto nella dura 
requisitoria di quel periodo storico contro una tale ipotesi, 
ma nel polverone mediatico che recentemente ha sollevato 
la proposta (di cui si parlerà nei prossimi capitoli) di aprire 
il carcere ai rapporti intimi tra i detenuti e i propri partner. 
Si era parlato allora di “carceri a luci rosse” e di proposta 
scandalosa. E’ ben chiaro quanti pochi passi in avanti, 
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Informazioni tesi

  Autore: Davide Sollazzo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Valerio Pocar
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

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