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Il detenuto e i suoi affetti

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Anteprima della tesi: Il detenuto e i suoi affetti, Pagina 9
verso un sistema più rispondente ai bisogni dell’essere 
umano siano stati fatti in tre quarti di secolo, almeno 
rispetto a questo tema. 
Per cassare tale proposta, il regime fascista si rifaceva al 
diritto\ dovere dello stato di punire il reo e non cedere al 
pietismo, si vedeva come ineluttabile la restrizione assoluta 
di una proposta del genere poiché l’Autorità non poteva 
farsi carico di consentire e regolare, le viste intime ai 
detenuti,  “determinando” - così si legge -  “in quegli esseri 
anormali, indisciplina, disordini, scherni, ilarità!”.
5
Non erano poi ritenuti ne veritieri ne affidabili quei pareri 
medici che sostenevano che l’astinenza sessuale imposta 
provocasse anormalità nell’organismo e degenerazione 
materiale e morale. Si tendevano quindi ad escludere 
ragioni fisiologico-patologiche che potessero non 
giustificare il divieto.  
Il lavoro veniva visto poi come potente controstimolo 
sessuale, soprattutto quello all’aria aperta ed anche se 
l’effetto contrario o rieducativo non fosse stato raggiunto i 
giuristi del regime ci ricordano come “quei medesimi 
uomini cui la vita del carcere, da quasi sempre un contegno 
dimesso e quasi sempre ipocrita davanti al confessore o al 
direttore del penitenziario, ha pure dietro di sé delle 
grassazioni, dei falsi degli omicidi.  
Questo, più che altri forse, dimentichiamo noi popoli latini, 
che allo slancio del sentimento subitaneo dando tutte le 
forze del nostro cielo e del nostro cuore, mentre innanzi al 
                                                 
5
 M.D’ANIELLO, Appunti di diritto penitenziario, Ed. La Toga, Napoli, 1934 
 
 9
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Il detenuto e i suoi affetti

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Sollazzo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Valerio Pocar
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

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