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Il lavoro in carcere: analisi normativa e realtà empirica

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Anteprima della tesi: Il lavoro in carcere: analisi normativa e realtà empirica, Pagina 6
9 
 
Col passare del tempo, la pena inizia a diventare il mezzo attraverso il quale 
propiziarsi la divinità adirata
5
 e i delitti, considerati una trasgressione agli ordini 
degli Dei, venivano severamente repressi attraverso la pena di morte o altre pene ad 
essa equiparate. 
Dalla vendetta privata si passa alla vendetta pubblica, regolata dal potere centrale. 
Mentre in passato, quindi, la punizione dei criminali era affidata alle vittime stesse 
o alle persone a loro legate da vincoli di vario genere, inizia ora a farsi strada l'idea 
che costituisce interesse di tutti i cittadini reprimere i delitti. 
Passando al sistema punitivo romano vediamo come, in origine, la comunità 
interveniva raramente nella repressione dei crimini, la quale era delegata alla 
persona offesa
6
. Contro determinati crimini, però, spettava allo Stato prendere 
provvedimenti
7
; la pena in questi casi consisteva, di regola, nella fustigazione, 
seguita dalla decapitazione. 
A partire dall’epoca repubblicana iniziano ad affiancarsi alla pena di morte le pene 
pecuniarie. La prima veniva eseguita raramente, in quanto l’imputato finché non 
fosse stato pronunciato l'ultimo voto decisivo per la condanna, aveva la possibilità 
di abbandonare il territorio cittadino e di recarsi in volontario esilio presso un'altra 
città. L’esilio col passare del tempo, però, si trasformò da mezzo per evitare la 
condanna a vera e propria pena.  
                                                            
5
 S. BORGHESE, 1952 
6
 ENCICLOPEDIA DEL DIRITTO 
7
 Nel diritto romano i crimina furono atti che sembravano ledere la comunità, o almeno il gruppo 
cui il colpevole apparteneva; onde egli, che talora doveva con la morte purificare il gruppo, veniva 
perseguito dalla comunità, tramite speciali magistrati. I delicta, invece, ledevano la sfera del singolo, 
onde era demandato a lui, o ai suoi congiunti, il vendicarsi, a volte uccidendo il colpevole, a volte 
producendogli un male. Tale vendetta, prima libera, fu regolata dal taglione, e infine si ammise una 
corresponsione pecuniaria, comminata da parte di organi delegati dall'intera comunità, onde evitare 
che ogni delitto desse adito a delle interminabili faide
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Informazioni tesi

  Autore: Myriam Favia
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi  Pannarale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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Parole chiave

rieducazione
carcere
detenzione
pena
donne detenute
lavoro penitenziario
diritti dei detenuti
lavoro intramurario
lavoro extramurario
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