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Il principio della supercompensazione: parametro fondamentale nella preparazione atletica

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Anteprima della tesi: Il principio della supercompensazione: parametro fondamentale nella preparazione atletica, Pagina 5
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Immaginiamo che il nostro atleta abbia un certo livello di forma attuale, che possiamo quantificare 
ad esempio come 3. Questo numero, che serve solo come campione di partenza, rappresenta il livello 
iniziale di forma, ossia quanto carico esterno in quel momento il nostro atleta riesce a sopportare.  
Se noi inseriamo una sessione di allenamento di una certa durata (rappresentata dalla striscia blu), 
la curva del livello di forma dell’atleta inizierà pian piano a scendere sempre di più. Questo è dovuto 
al fatto che durante la sessione, le principali fonti energetiche, caleranno drasticamente, portando il 
soggetto a diminuire la sua efficienza prestazionale. Se si sta effettuando un allenamento improntato 
sul sistema energetico anaerobico alattacido ad esempio, le scorte muscolari di fosfocreatina 
tenderanno ad esaurirsi e non vi sarà più possibilità di produrre ATP (adenosin-tri-fosfato: molecola 
essenziale per la produzione di energia). Se invece si prende in considerazione sport con un’alta 
richiesta del sistema glicolitico, come ad esempio i 100 m nel nuoto, dove vi è un’alta produzione di 
acido lattico, “il ripristino di glicogeno inizia dopo 5 minuti di recupero, ma può impiegare fino a 48 
ore per essere completato e solamente se viene fornito un apporto dietetico adeguato di carboidrati 
durante le 24 ore successive” (Hermansen e Vaage, 1977). Oltre alla stanchezza fisica e muscolare, 
il nostro atleta subirà uno stress, anche a livello del sistema nervoso centrale, variabile a seconda 
dell’intensità e della durata dell’esercizio.  
Tutto ciò fa sì che, terminato l’allenamento, la curva del livello di forma sarà arrivata a un punto 
tale che, ipotizziamo, sia quantificato come “2”. Questo significa che, il nostro atleta, alla fine 
dell’allenamento, sarà meno prestazionale, rispetto al momento in cui ha iniziato la sessione, in 
quanto il suo livello è calato da “3” a “2”. Ovviamente, la profondità della curva discendente è 
proporzionata all’intensità dell’allenamento svolto. Questa prima fase, definita “dispendio”, 
comprende tutta la durata dell’allenamento e comporta, come abbiamo visto, un picco minimo di 
potenziale energetico. 
Terminato l’allenamento, ha immediatamente inizio la seconda fase, denominata “ristoro”. Il 
termine “ristoro” deriva dal fatto che l’atleta inizia un graduale recupero fisiologico, nel quale 
vengono ripristinate tutte le riserve energetiche.

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Zembo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Francesco Guarino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

FAQ

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densità, volume, intensità
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