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Il ruolo degli Assistenti Sociali nel SIA e REI: una ricerca sul campo in Calabria

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CAPITOLO I 
 
1. DEFINIRE LA POVERTA’ 
 
In questi anni così difficili capire e portare alla luce una definizione chiara e distaccata di 
cosa voglia dire povertà non è semplice. Con il termine povertà si indica una situazione in 
cui le risorse scarseggiano, ma appare abbastanza riduttivo lasciare al linguaggio comune 
il compito di definire ad ampio spettro la povertà che risulta chiaramente essere un 
fenomeno molto più vasto e con molteplici modi di essere inteso. Il termine “povertà” può 
assumere molti significati ed accezioni differenti. Quando si parla di povertà estrema si 
parla di “miseria” che, oltre a contenere fattori economici e sociali, si riferisce anche ad 
un’estrema infelicità. Tendenzialmente “povertà” e “miseria” vengono usate come sinonimi 
poiché l’unica differenza è l’accentuazione dell’accezione negativa della miseria rispetto 
alla povertà. L’Istat indica che “l’incidenza della povertà assoluta è calcolata sulla base di 
una soglia corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere 
di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una famiglia con determinate 
caratteristiche, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente 
accettabile”.
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Non esiste invece lo stesso criterio per evidenziare lo stato di miseria che per 
giunta ha un aspetto molto più evidente dello stato di povertà che in certi contesti può 
anche essere nascosto.  
Partendo dagli albori, possiamo notare come nella società medievale c’era una 
concezione della povertà che distingueva due rami: la povertà involontaria (bambini, 
anziani, invalidi) e la povertà volontaria (vagabondi, criminali, mendicanti) vista come fonte 
di minaccia da reprimere. Inoltre nel mondo medievale vi era una distinzione fra labouring 
poor, ovvero colui che era povero, ma era ancora in grado di provvedere per sé con il suo 
lavoro nonostante alcuni periodi non garantissero la sopravvivenza, e il pauper ovvero 
colui che non aveva nessun tipo di guadagno e non era in condizioni fisiche e/o mentale di 
lavorare. Nei secoli successivi la povertà iniziò ad essere considerata non più un 
fenomeno marginale, imputabile all’ozio, ma una conseguenza delle trasformazioni sociali 
legate all’industrializzazione. C’era quindi bisogno di porre rimedio a tale situazione. 
All’inizio del XX secolo cominciarono a venir formulate delle leggi sociali che assicuravano 
                                                 
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https://www.istat.it/it/files//2018/06/La-povert%C3%A0-in-Italia-2017.pdf

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Informazioni tesi

  Autore: Immacolata Canonico
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Piera Rella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

FAQ

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