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Il ruolo della UE nel conflitto israelo-palestinese

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Anteprima della tesi: Il ruolo della UE nel conflitto israelo-palestinese, Pagina 6
L’UE e la risoluzione dei conflitti
Capitolo 1 
L’UE e la risoluzione dei conflitti
Per poter analizzare al meglio il ruolo dell’UE nel conflitto utilizzeremo due strumenti teorici, 
la condizionalità e la socializzazione, concetti utili per spiegare eventuali cambiamenti nelle 
posizioni delle parti principali al conflitto ed uno strumento analitico per descrivere l’impegno 
europeo nella risoluzione dei conflitti, ovvero l’ancoraggio.
1.1 Condizionalità
L’UE, non avendo a disposizione un forte potere coercitivo di tipo tradizionale come può es-
sere lo strumento militare, deve basare la sua coercizione su ben altri campi (economico, so-
ciale, giudiziario) affinché i propri interessi o i propri obiettivi siano conseguiti. Per far questo 
utilizza lo strumento della condizionalità che, nel breve e/o medio periodo, si è rilevato molto 
utile per risolvere e vincere le sfide che si è trovata ad affrontare e che può essere di tipo eco-
nomico, politico, legale, istituzionale, tecnico. 
Il meccanismo in questione muove da un comportamento umano semplice che sta alla base 
delle principali decisioni sociali, vale a dire l’analisi dei costi benefici (Morlino e Magen 
2008: 31 e Tocci 2007: 14). L’Unione modifica la somma totale della controparte mettendo 
sul piatto della bilancia gli eventuali benefici (se una certa determinata condizione dovesse 
essere realizzata) o gli eventuali svantaggi (se l’obiettivo richiesto non dovesse essere rag-
giunto). In questo tipo di rapporto devono essere indicati sia gli obblighi che le ricompense 
per poter avere ben chiare le eventuali sanzioni/premi cui andrà incontro un’eventuale contro-
parte inadempiente/adempiente dei propri doveri. Per questo possiamo sostenere che la condi-
zionalità può essere definita come “una strategia attraverso la quale una ricompensa è garanti-
ta o rifiutata secondo l’attuazione di una condizione assegnata” (Tocci 2007: 10).
La condizionalità può avere due caratteri, può essere positiva o negativa. La condizionalità 
positiva prevede l’elargizione di un “premio” se una determinata condizione verrà soddisfatta. 
Il “premio” in questione può essere di qualsiasi tipo, economico, politico, monetario, militare, 
purché sia percepito come un vantaggio dal ricevente. Chiaro esempio della condizionalità 
positiva è sicuramente la membership all’UE. Qualora certe determinate condizioni, in questo 
caso i criteri di Copenhagen, siano rispettate, lo stato che vi si atterrà potrà entrare nell’UE. 
La condizionalità positiva può comportare vantaggi per entrambe le parti, ovvero sia per il 
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Informazioni tesi

  Autore: Federico Bechini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi Internazionali
  Relatore: Giorgio Natalicchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

FAQ

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