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Intervento di restauro della statua raffigurante Venere con delfino

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Anteprima della tesi: Intervento di restauro della statua raffigurante Venere con delfino, Pagina 6
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ambasciatore sabaudo a Madrid si adoperò per far sì che Giambologna, scultore del Duca 
di Toscana, passasse un periodo alla corte sabauda, ma nessun documento a noi pervenuto 
documenta la sua presenza, anche se tra le sculture inventariate nel 1631 compaiono “due 
statue di bronzo del Rapto delle Sabine di mano di Gio.Bologna”
24
.  Carlo Emanuele riuscì 
però a far arrivare a Torino uno dei migliori allievi del maestro, Adriaen de Vries, che 
divenne scultore di corte dei Savoia dal 1588 e il pittore Federico Zuccari. 
  Negli anni ottanta del Cinquecento Carlo Emanuele ereditava parallelamente una 
collezione archeologica di rilievo e ne continuava la formazione in direzione delle scelte 
paterne mantenendo i contatti con Venezia e portando a termine a Roma la trattativa 
lasciata in sospeso dal padre
25
. Il ruolo degli agenti sabaudi continua ad essere 
fondamentale: oltre a tenere informata la corte sul mercato antiquario i ministri inviavano a 
Torino l’inventario redatto dal proprietario, si occupavano della contrattazione degli 
oggetti e organizzavano la spedizione, dopo aver superato le difficoltà connesse all’uscita 
delle opere antiche da Roma. A seguito delle azioni papali contro la dispersione del 
patrimonio occorreva infatti ottenere la licenza di esportazione e la franchigia degli oggetti 
preziosi, in modo tale da evitare l’apertura delle casse per controlli doganali
26
. Il trasporto 
avveniva via mare fino alla Liguria e sui carri fino a Torino
27
.  
  Superati gli anni di maggiore difficoltà economica per le continue imprese miliari 
che vedevano il duca impegnato su diversi fronti, il decennio di pace che seguì il trattato di 
Lione nel 1601 garantì un nuovo slancio collezionistico. L’acquisto di antichità, pitture e 
oggetti d’arte si intensifica ulteriormente in concomitanza dei lavori di decorazione  della 
Grande Galleria (1605-1608) che univa il Palazzo Ducale al Castello, luogo favorito per la 
raccolta
28
. Tra il 1610 e il 1616 la corte sabauda si assicurava la prestigiosa collezione 
romana degli Altoviti
29
, acquisto dal quale emerge l’interesse di Carlo Emanuele I oltre che 
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
24
 A.ANGELUCCI, “Arti e artisti in Piemonte. Documenti inediti con note”, Atti della Società Archeologica 
e Belle Arti per la Provincia di Torino, vol.II, 1878, pag.69. 
25
 La trattativa a cui ci si riferisce è quella già menzionata, iniziata da Emanuele Filiberto e portata avanti dal 
Canonico Muti.  
26
 A.M.BAVA, op.cit., 1995, pp. 156. 
27
 A.M.BAVA, “Le collezioni di Carlo Emanuele I (gli oggetti archeologici)”, in Politica e cultura nell’età 
di Carlo Emanuele I: Torino, Parigi, Madrid: Convegno internazionale di Studi, Torino, 21-24 febbraio 
1995”, a cura di M.Masoero, S.Mamino e C.Rosso, pp. 313. 
28
 A.M.BAVA, op.cit., 1995, pp.156. 
29
 L.MERCANDO, “Per la storia del Museo di Antichità. Appunti al margine di un allestimento”, in 
“Xenia”, n. 19, 1990, pp.92-94.

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Porcu
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: PFP1 Materiali lapidei e derivate, superfici decorate dell'architettura
  Relatore: Lea Ghedin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

FAQ

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