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L'aggressività dei tifosi del calcio: un fenomeno psico-sociale

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manifestazione di un comportamento aggressivo dipende anzitutto dalla quantità di energia 
aggressiva accumulata dall'organismo in un dato momento e in secondo luogo dalla forza 
degli stimoli esterni (per esempio la vista o l'odore di un predatore) in grado di provocare 
una reazione aggressiva. Questi due fattori sono tra di loro inversamente proporzionali: più 
è basso il livello di energia, più deve essere forte lo stimolo necessario per provocare la 
risposta aggressiva e viceversa. Il livello di energia che aumenta senza la possibilità di 
sfogarsi su uno stimolo esterno finisce per traboccare, provocando un'aggressività 
spontanea. 
 Lorenz (2008, 21) paragona questo processo all'attività di una pentola a pressione, 
in cui la pressione continua a crescere fino a essere liberata, e ciò può avvenire in modo 
controllato o attraverso un'esplosione spontanea.        
 Circa l'analisi della fisiologia dell'ira, ha una particolare importanza, l’adrenalina, 
che è secreta dalla zona midollare della ghiandola surrenale durante la paura o l'ira e che 
duplica gli effetti della stimolazione nervosa. La corteccia, secerne a sua volta un ormone, 
il cortisone, che fa seguito a reazioni emotive violente o lesioni. Il cortisone agisce 
normalmente nel seguente modo. Sia per effetto di stimolazioni nervose che chimiche la 
ghiandola ipofisaria anteriore, situata vicino al cervello, produce una sostanza chimica 
chiamata ATCTH, che è immessa nel sangue e portata alle ghiandole surrenali, dove 
provoca la liberazione di cortisone, che, una volta in circolo influenza il metabolismo, il 
sistema circolatorio, i reni e il tono muscolare in modo da contribuire all'efficienza 
generale (Scott, 1974, 70). 
L'emozione dell'ira è composta di due specie di stimoli: infatti, il “sentimento” 
dell'ira, che sorge nell'ipotalamo, stimola a sua volta i visceri nei quali si produce una 
“sensazione” successiva. Entrambi possono influenzare il comportamento attraverso 
l'apprendimento ed entrambi possono associarsi secondariamente con ogni altro stimolo 
per mezzo dell'apprendimento, come pure mediante una stimolazione nervosa diretta. 
Esiste quindi una complessa rete di stimoli causali, nessuno dei quali spiega interamente il 
comportamento aggressivo (Scott, 1974, 73). 
Per quanto riguarda la lotta, essa può avere origine da una sensazione dolorosa, 
quando si è aggrediti. L'individuo che risponde con la lotta può essere stato
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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Lamari
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Zbigniew Formella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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