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La crisi dei primi anni Settanta come punto di svolta del fenomeno migratorio in Europa

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della Salute Pubblica e della Popolazione, riguardo gli esami medici svolti sugli stranieri 
giunti in Francia
2
. Quindi, all’epoca si occupava di organizzare e facilitare 
l’immigrazione su larga scala. 
All’interno di un vasto programma di immigrazione del 1946 per intraprendere 
una coraggiosa politica di ripresa nazionale, la Francia nel 1947 concesse la cittadinanza 
francese a tutti gli algerini, di modo che questi potessero spostarsi liberamente tra il paese 
nordafricano e la Francia. Infatti, prima di tale data, l’Algeria era inserita all’interno del 
territorio metropolitano, ma solo i francesi e pochi musulmani residenti nel paese 
nordafricano godevano di diritti politici; con l’acquisizione della cittadinanza francese, 
gli algerini ottennero la piena uguaglianza in materia di diritti con i francesi.
3
 2 anni più 
tardi gli algerini in Francia erano 265.000
4
, ma l’ONI all’epoca dichiarò che le politiche 
migratorie dovessero favorire l’immigrazione europea, più idonea all’adattamento e 
all’assimilazione culturale, evitando “la formazione di colonie […] sul territorio 
nazionale”. Per tale motivo, la Francia rivolse la sua attenzione nei confronti dell’Italia, 
con la quale nel novembre 1946 raggiunse un accordo che prevedeva l’arrivo di 200.000 
italiani nell’anno seguente, ma l’ONI ne registrò solo 49.000
5
. Per sopperire a tale 
mancanza, la Francia tra il 1950 e il 1951 firmò nuovi accordi con Germania e Italia e tre 
anni più tardi, tramite una convenzione, si assicurò il reclutamento di manodopera 
proveniente dalla Grecia. 
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta l’eccessiva rigidità delle strutture statali 
deputate a regolare i flussi migratori diede un carattere sempre più informale 
all’immigrazione in Francia, in quest’epoca dominata da flussi provenienti dall’Italia, dal 
Belgio e dalla penisola iberica. Gran parte di questa immigrazione andava a soddisfare la 
necessità di manodopera agricola a causa del massiccio trasferimento della popolazione 
francese verso le città. Datori di lavoro e migranti avevano convenienza nell’aggirare i 
meccanismi statali, gravati da pesanti procedure burocratiche, elaborati per regolamentare 
i flussi. Le priorità economiche della Francia divennero più rilevanti rispetto alle 
preoccupazioni di carattere demografico: i migranti venivano trattati come se fossero una 
merce e fu abbandonato l’iniziale progetto elaborato in parallelo alle prime politiche 
                                                 
2
 OFII – Office Français de l'Immigration et de l'Intégration 
http://www.ofii.fr/qui_sommesnous_46/notre_histoire_22.html 
3
 Scipione Guarracino, Storia degli ultimi sessant’anni. Dalla guerra mondiale al conflitto globale, Bruno 
Mondadori, Milano, 2004, p.102 
4
 Dati in G. Tapinos e Y. Moulier, France, in The Politcs of Migration Policies: The First World in the 
1970s, di D. Kubat, Ney York, Center for Migration Studies, 1979 
5
 Dati in G. Tapinos, L’immigration étrangère en France, 1946-1973, Paris, Presses Universitaires de 
France, 1975

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Longo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Interfacoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali
  Relatore: Antonio Zotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

FAQ

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