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La critica letteraria a “I Malavoglia” di Giovanni Verga: confronto tra Alberto Asor Rosa, Romano Luperini, Vitilio Masiello

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romanzo, rilevando il talento di Verga e la sua capacità di descrivere ed approfondire gli 
aspetti più umani del mondo popolare siciliano. Luigi Russo riconfermò l'opinione crociana, 
ricollegando la conversione di Verga al verismo ad una motivazione personale dell'autore e 
riscontrando un carattere lirico in tutta la produzione verghiana. Anche il secondo dopoguerra 
si configurò come un periodo di riscoperta della produzione verghiana, in conseguenza del 
riproporsi del problema del Mezzogiorno dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Il 
saggio di Natalino Sapegno del 1945 inaugurò questo nuovo momento di fortuna di Verga, 
rilevando anche la novità stilistica introdotta dall'autore con l'utilizzo di una forma di 
linguaggio innovativo: questa opinione venne condivisa anche da Giacomo Devoto e da Leo 
Spitzer. Gaetano Trombatore propose invece una riflessione sul pessimismo di Verga, legata 
alla assenza di una forte ideologia sociale dell'autore, che lo portò ad una parallela visione 
negativa anche dell'aspetto economico, che appare centrale ne I Malavoglia, come rilevato 
anche da Adriano Seroni.    
Il terzo capitolo delinea le principali opinioni critiche rispetto alla produzione verghiana, nel 
periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta: il panorama letterario degli anni 
Cinquanta vide nascere un orientamento critico di derivazione marxista, ispirato alle posizioni 
di Antonio Gramsci e di Gyorgy Lukacs, ed una parallela rivalutazione della letteratura 
nazional-popolare. Negli anni Sessanta, la tendenza della critica letteraria fu tuttavia 
principalmente quella di ridimensionare alcune posizioni assunte nel decennio precedente, che 
avevano fatto pensare ad una strumentalizzazione di Verga a fini ideologici, pur mantenendo 
la produzione verghiana come elemento centrale di attenzione. È  in questo contesto che si 
colloca il cosiddetto “caso Verga”, un dibattito critico che iniziò nel 1969 con un articolo di 
Adriano Seroni, il quale sottolineò come, a parer suo, negli anni Sessanta non ci fosse stato 
alcun reale rinnovamento o approfondimento negli studi su Verga, rispetto a quanto emerso 
nel decennio 1945/1955.  Diversi critici risposero a questo commento, creando così un vivace 
dibattito: in particolare, Giuseppe Petronio rilevò come i critici degli anni Sessanta (Alberto 
Asor Rosa, Romano Luperini e Vitilio Masiello) si ponessero degli obiettivi differenti rispetto 
a quelli del secondo dopoguerra, e riconobbe la qualità e l‟importanza dei loro contributi, pur 
evidenziando delle perplessità per la loro tendenza ad interpretare Verga secondo delle 
ideologie moderne. Luperini sottolineò come il suo intento principale, nell‟affrontare la 
produzione verghiana, fosse quello di cercare di comprendere le motivazioni che rendevano 
l‟opera di Verga ancora attuale e capace di trasmettere contenuti, piuttosto che quello di 
cercare di inquadrarla in schemi critici ed ideologici novecenteschi; Masiello evidenziò come
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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Elisabetta Muccinelli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Cecilia Spaziani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

FAQ

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giovanni verga
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