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La Divina Commedia nella musica di Gioacchino Rossini

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Anteprima della tesi: La Divina Commedia nella musica di Gioacchino Rossini, Pagina 3
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L’eco della passione di Dante per la musica emerge con chiarezza da questo 
frammento di una delle sue maggiori opere, il Convivio. Del rapporto tra il Poeta 
fiorentino e la musica si è scritto molto, in tempi diversi, sia per quanto riguarda la 
presenza della materia all’interno delle sue opere, sia per la sua cultura musicale vera 
e propria.  
Se il già citato Convivio e l’altrettanto celeberrimo De Vulgari Eloquentia sono da 
considerarsi le due Opere in cui Dante mette in mostra in maniera particolare le sue 
conoscenze di Musico [7], basate non solo su semplici ripetizioni di concetti 
scolastici radicati, ma soprattutto sulla sua profonda erudizione, è il Poema Divino la 
somma manifestazione della considerazione dantesca della musica. Le Cantiche, i 
canti, i versi della Commedia sembrano dare vita ad un’armonia, substrato 
dell’animo del Poeta, che viene trasferito egregiamente ai suoi componimenti. I suoni 
e la musica diventano espedienti per impreziosire e sublimare i suoi versi e rivestono 
un ruolo primario nella Commedia perché compaiono sotto forma di combinazioni di 
sillabe e accenti, cambiamenti di intonazione, combinazione di fenomeni luminosi e 
fenomeni sonori ed effetti di armonia imitativa. Ogni elemento dell’Opera prende 
parte ad un disegno armonico ben preciso e curato nei minimi dettagli dalla mente 
del Poeta, in cui ciò è tutt’altro che prestabilito, quanto piuttosto spontaneo e 
connaturato. 
Esaminando il rapporto fra Dante e la materia musicale, e i motivi che fanno di 
quest’ultima uno dei punti cardine della sua formazione, non si può non partire dagli 
autori che nei loro scritti hanno affrontato questo tema: 
Il Boccaccio, insigne curatore di un’edizione manoscritta della Commedia, al cui 
titolo ha apposto l’aggettivo “Divina”, è stato il primo a fornirci notizie relative alla 
conoscenze musicali di Dante, esprimendosi in questi termini: <<Sommamente si 
dilettò in suoni e canti nella sua giovinezza e a ciascuno che a quei tempi era ottimo 
cantatore e sonatore fu amico ed ebbe sua usanza; ed assai cose da questo tirato 
compose le quali di piacevole e maestrevole nota a questi cotali facea rivestire>> 
                                                           
[7] Il Musico era colui che possedeva una profondo conoscenza della musica teorica, cioè l’arte 
inclusa nel Quadrivio, detta più semplicemente Musica. La Musica, come arte del Quadrivio, era l’arte 
che studiava i suoni nelle loro relazioni, cercandone le leggi razionalmente. Essa si distingueva dal 
Canto, che ne rappresentava il lato pratico. Il Musico era quindi il teorico, mentre il Cantore o 
Sonatore era colui che si dedicava alla musica pratica.

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Marino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Giuliana  Nuvoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

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