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La pista ciclabile come strumento di riqualificazione: il lungarno a Gallarate

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Nel 1166, i milanesi in lotta col Barbarossa decidono di punire Gallarate per la 
sua fedeltà all‟Imperatore e, di sorpresa, vi inviano i fanti legnanesi. Gallarate 
non sa resistere. È presa; e per opera di quei nemici, porta Milano e le sue 
difese adiacenti vengono smantellate e distrutte.(Bondioli) Quindi nel 1166 
Gallarate possiede ormai una sua cerchia difensiva. Ma come e quando essa era 
stata eretta? 
 
Gallarate si cinge di una cinta muraria 
Due periodi potrebbero essere i più indiziati per un incastellamento: quello 
delle lotte di Erlembardo Cotta contro il clero concubinario del suo tempo (fine 
del secolo XI) e quello della guerra di Como (secolo XII). Fu probabilmente 
quest‟ultimo il periodo in cui Gallarate si cinse di bastioni, quando anche, 
decaduto Castelseprio, Gallarate si vedeva ascendere a capoluogo del contado 
(1239) e quindi occorreva di difesa. 
 
Il tracciato della cinta muraria 
Gallarate era sorta sulla riva orientale del torrente Arno. Sviluppatasi poi nel 
corso dei secoli essa aveva però finito per estendersi anche sull‟altra riva. Ad 
est e ad ovest dello stesso, lungo due archi di circa 1200 e 800 m, veniva 
scavato un fossatum e con la terra di riporto e poche pietre – per lo più 
ciottoloni – si andava erigendo sul bordo interno dello scavo una robusta cinta. 
L‟opera risultò avere uno sviluppo di 3400 braccia – 2006 m – la lunghezza 
effettivamente svolta dal tracciato delle vie Roma, XX Settembre, Borghi, 
Cantoni, Bonomi oltre che da un breve tratto dell‟Arno. Ancora oggi, su una 
planimetria della città, questo circuito denuncia l‟esistenza di un antico limite 
che doveva separare l‟abitato dalla campagna circostante.  
La scomparsa di queste difese è da imputare al fatto che erano costruite in gran 
parte con terra battuta. La sola scarpa aveva un modesto rivestimento in beole e 
ciottoloni. Si distrussero quindi sotto l‟azione dei venti e delle acque fino a 
ridursi in un semplice rilievo del terreno che in parte fu appianato dallo 
sviluppo edilizio e in parte è rimasto sino ad oggi in aree non fabbricate, che 
accompagnano, lungo il bordo interno, via Roma e via Borghi. 
In corrispondenza del punto di entrata del torrente Arno e di uscita dal borgo, i 
bastioni vennero eretti con speciale accorgimento. Questa particolarità deriva 
dallo studio di due toponimi ancora esistenti nel XVIII secolo: buco del Vallone 
e Portacce,(Riva) spettanti ai luoghi in cui l‟Arnetta – corrispondente al vecchio 
corso del torrente(Sironi, 1950, n°1) - penetrava ed usciva dalla Gallarate 
settecentesca. 
Vallone deriva da vallum; da un vocabolo cioè che nel latino medioevale non 
indicava più, come nel classico, il terrapieno e il fossato, ma, genericamente, 
solo quest‟ultimo, oppure un luogo incassato tra due ripe più o meno scoscese. 
Il toponimo è probabilmente sorto dal fatto che i bastioni, all‟entrata dell‟Arno 
dentro la cerchia, piegassero bruscamente ad angolo e proseguissero per breve 
tratto in modo da costringere il corso d‟acqua come in una forra: il vallone. 
Questo era necessario sia per lasciare lungo la cinta difensiva un varco il più 
ristretto possibile, sia per obbligare l‟Arno a rovesciare verso il fossatum una 
parte delle sue acque. Per quanto riguarda invece il toponimo buco, può darsi 

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Cassaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria Edile
  Relatore: Augusto Mercandino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 342

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gallarate
piste ciclabili
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