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La pornografia minorile e le nuove frontiere del diritto penale d'autore

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Anteprima della tesi: La pornografia minorile e le nuove frontiere del diritto penale d'autore, Pagina 9
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Analizzati questi aspetti problematici, bisogna, ora, interrogarsi su un’altra questione, 
quella relativa alla categoria di reato nella quale ricondurre l’art. 600-quater.1. 
Sembrerebbero, infatti, non convincenti, seppur superficialmente allettanti, le 
soluzioni che vorrebbero tale reato tra quelli di pericolo astratto (o indiretto) o tra i 
reati-ostacolo
296
 sulla base dell’anticipazione della soglia di punibilità che porta ad 
evitare, nel primo caso, l’esclusione del pericolo, nel secondo, l’esclusione del 
«pericolo del pericolo»
297
. 
Tralasciando il dibattito che queste due categorie di reato suscitano ancora oggi
298
, si 
deve escludere che il delitto di pornografia minorile virtuale, quantomeno nella sua 
forma «totale», possa rientrare nell’una o nell’altra
299
; e ciò, sulla base delle difficoltà 
che si incontrano nell’individuazione del bene giuridico effettivamente tutelato 
dall’art. 600-quater.1, nel quale manca, peraltro, il riferimento all’elemento dello 
sfruttamento (oggi, utilizzazione) che connota le fattispecie di cui agli artt. 600-ter e 
                                                        
p. 288, ove, con interessante dialettica, si constata il sostanziale utilizzo del concetto di dignità come 
una specie di «involucro o di “sintesi categoriale”, la quale, per sostanziarsi di contenuti, ha bisogno di 
essere nutrita, implementata, “modellata” con lo scalpello della tipicità»; in G. FIANDACA, 
Considerazioni intorno a bioetica e diritto penale, tra laicità e post-secolarismo, cit., invece, si teme 
che la dignità sia utilizzata come «bene-ricettacolo delle reazioni al panico morale». 
296
 V. Relazione al d.d.l. 4599, disponibile su www.senato.it. 
297
 Cfr. F. MANTOVANI, Diritto Penale, parte generale, Padova, CEDAM, 1992, p. 222. 
298
 Osservandosi, in questa sede, solo l’asserita incompatibilità dei reati di pericolo astratto e dei reati-
ostacolo con i principi del diritto penale italiano. Come sostenuto in G. MARINUCCI, E. DOLCINI, Corso 
di diritto penale, vol. 1. Le norme penali: fonti e limiti di applicabilità. Il reato: nozione, struttura e 
sistematica, Milano, Giuffrè, 2001, p. 562, ove si afferma che nei reati di pericolo astratto rientrano 
anche previsione delle quali è difficile individuare anche un minimo grado di offensività. È, infatti, il 
Legislatore a prevedere, preventivamente e sulla base di canoni di esperienza, che determinate condotte 
serbano un grado di disvalore che coincide con la messa in pericolo di un bene giuridico, sollevando il 
giudice da questo compito; invece, in M. GALLO, I reati di pericolo, in Foro Pen., 1969, p. 8, si afferma 
che, attraverso i reati di pericolo astratto, si tende a punire la mera disobbedienza a un comando 
legislativo o un mero sintomo di pericolosità sociale. In relazione ai reati ostativi, invece, si è detto che 
si tratta di reati «senza offesa», a differenza di quelli di pericolo, che rientrerebbe tra i reati nei quali 
un’offesa, sebbene a livello di messa in pericolo, esiste. Dunque si tratterebbe di una categoria di reati 
che implica un’anticipazione della punibilità a una fase c.d. «preoffensiva». Sul punto, v. G. 
MARINUCCI, E. DOLCINI, Corso di diritto penale, vol. 1., cit., p. 442; F. MANTOVANI, Diritto Penale, 
parte generale, cit., p. 223. 
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 Non a caso, come sostenuto in C. PIERGALLINI, Danno da prodotto e responsabilità penale: profili 
dommatici e politico-criminali, Milano, Giuffrè, 2004, p. 523, un modello d’incriminazione come quello 
dell’art. 600-quater.1 sarebbe necessario per punire le condotte de quibus, una sorta di «illecito di 
rischio», che non può essere ricondotto a nessuna delle categorie esistenti; tuttavia, in G. COCCO, Può 
costituire reato la detenzione di pornografia minorile?, cit., p. 863, pur non entrandosi nel merito della 
questione relativa alla categoria di reato, si osserva come una fattispecie mediante la quale si realizza 
una tutela solo eventuale e, in quel caso, meramente indiretta, debba essere connotata da un ancor 
maggiore rigore nell’osservanza dei principi di precisione, determinatezza e colpevolezza, a differenza 
di ciò che si è sciaguratamente verificato.
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Informazioni tesi

  Autore: Edoardo Spertingati
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonella Massaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

FAQ

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