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La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

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Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 11
 14
di Soodan che abita le montagne è discendente da loro, così come quelli che 
abitano Ya-orí”
10
.  
In data anteriore, nella prima metà del secolo XVIII, uno dei primi 
viaggiatori che visitò l’interno dell’Africa partendo dalla costa occidentale, il 
capitano William Snelgrave, trovò notizia del regno di Oyó. Nel 1727 Snelgrave 
era nel regno di Dahomey, e nella sua capitale incontrò un “gentiluomo 
portoghese”, prigioniero del re del Dahomey, che lo informò sulla nazione dei I-
oe, che erano gli yoruba.  
Norris, un viaggiatore contemporaneo di Snelgrave, trovò anche lui notizie 
degli yoruba, conosciuti però come Eyeos. 
Nel secolo XIX, il capitano John Adams fa menzione di questo regno con il 
nome di Hios. È possibile che le denominazioni usate da questi viaggiatori siano 
corruzioni del termine Oyó, dovute al fatto che gli informatori, dahomeiani nei 
primi casi, non conoscano i dialetti yoruba, ma in generale conoscano un paese 
il cui nome non corrisponde al termine Ulkami o Ulkumi di cui parlano i 
portoghesi. Quindi è maggiormente possibile che questa designazione, così 
come quella del Calabar o Kalbary data al gruppo tribale Ibo-Ibibio-Ekoi, abbia 
un’origine puramente europea – in questo caso portoghese -. 
Lo stesso Snelgrave che conobbe gli yoruba come I-oe, parla dei Lucumí 
chiamandoli lukkamies, in accordo con due versioni distinte che ottenne da uno 
stesso paese: una proveniente da fonti africane e l’altra attraverso gli europei 
stabiliti sulla costa.  
Per ciò che riguarda gli schiavi Lucumí a Cuba, questi furono 
preponderanti, esercitando una forte influenza nell’insieme di popoli africani 
che popolarono l’isola. Gli scrittori dell’epoca coloniale si concentrarono nelle 
descrizioni delle caratteristiche di questi schiavi. Così, José María de la Torre 
dice che erano schiavi “provenienti dalla Costa degli Schiavi, ma che sembra 
provengano dal Sudan; costituiscono il maggior numero di schiavi e si 
distinguono per tratti marcati sulle guance; sono forti per il lavoro ma indomiti e 
propensi al suicidio”
11
.  
Henry Dumont, nella sua “Antropología y patología comparata de los 
negros esclavos”, lasciò una curiosa descrizione: “i negri lucumís sono i più 
numerosi e interessanti di tutti quelli che si incontrano a Cuba. Provengono 
dalla Costa degli Schiavi; alcuni li credono originari del Sudan. Secondo i nostri 
informatori sono separati dai carabalís ad est dalla parte inferiore del corso del 
gran fiume Calabar; ad ovest, confinano con i minas e i gangás. Oltre i minas, e 
più a est, sulla costa, vivono i lucumís achanti; ad ovest di questi si estendono 
gli indigeni di Juda o Lucumí fanti; ad ovest del territorio di Juda si trovano i 
lucumís popos; al nord e ad est di questi si incontra la provincia del Dahomey. 
Dal capo di San Paolo sino ai margini dell’Odi si distribuiscono i negri lucumís 
propriamente detti. Oltre l’Odi sino al gran corso d’acqua che i trafficanti e i 
viaggiatori definiscono Nuevo Calabar, si incontrano i lucumís arará”
12
. 
Tutti questi nomi sono definiti errati dallo stesso Ortiz. Sono stati raccolti 
esclusivamente da informatori schiavi o trafficanti, e fanno presumere che tutti i 
lucumís entrati a Cuba provenivano dai vari mercati situati nella Costa degli 
Schiavi e furono poi denominati Lucumí.  
                                                 
10
 Lachatañeré, 1992, pp. 153 - 154  
11
 Lachatañeré, 1992, pp. 155 - 156 
12
 Lachatañeré, 1992, p. 156 
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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Lunesu
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Relatore: Roberto Malighetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

FAQ

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Parole chiave

credenze religiose
cuba
religione
religioni afrocubane
santeria

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