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Le indagini preliminari: tra ragionevole durata e completezza investigativa

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Anteprima della tesi: Le indagini preliminari: tra ragionevole durata e completezza investigativa, Pagina 3
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dei tempi processuali, recepita all'interno della Convenzione europea per la 
salvaguardia dei diritti dell'uomo quale aspetto del giusto processo, non trova eco 
nella Carta Costituzionale, se si eccettua la particolare previsione dell'art. 13, quinto 
comma, il quale impone alla legge di stabilire i limiti massimi di carcerazione 
preventiva, senza affatto preoccuparsi dei tempi processuali allorché l'imputato si 
trovi comunque a piede libero”. Il giudice delle leggi della prima metà degli anni 
‘80, attraverso una contorsione ermeneutica, riconosceva un sia pur minimo 
fondamento costituzionale al fattore tempo solo nell’art. 13, comma 5 Cost., 
dimostrando così di non cogliere minimamente la portata del problema. 
Bisogna attendere quasi tre lustri per un parziale revirement della Consulta, 
avvenuto con la sentenza della Corte Costituzionale n. 388 del 1999. Detta 
pronuncia chiarisce, in primo luogo, che “i diritti umani, garantiti anche da 
convenzioni universali o regionali sottoscritte dall'Italia, trovano espressione, e non 
meno intensa garanzia, nella Costituzione” e, in secondo luogo, che il diritto di agire 
in giudizio, riconosciuto dall’art. 24 della Costituzione, “implica una durata 
ragionevole del processo”. Si posero, dunque, le basi per l’ancoraggio del diritto 
alla ragionevole durata del processo nell’art. 24 della Costituzione
2
, poiché si 
riteneva che “l’efficienza e l’effettività della risposta giudiziaria indispensabile ad 
assicurare la giusta tutela al cittadino che ricorre al giudice per ottenere la dovuta 
soddisfazione, impone che il processo sia svolto in tempi ragionevoli”
3
. 
Oggi, a venti anni dalla legge cost. 23 novembre 1999, n. 2, dopo un fuggevole 
e timido sguardo diacronico, a nessuno verrebbe in mente di dubitare che, de iure 
condito, non vi sia un espresso riferimento normativo alla ragionevole durata del 
                                                
2
 Bisogna rilevare invece, contrariamente con quanto sostenuto dalla dottrina maggioritaria del 
tempo, che la Consulta ha sempre affermato la estraneità dell’art. 97, comma 2 della Costituzione 
quale norma di copertura all’efficiente esercizio della funzione giurisdizionale. In tal senso si colloca 
la sentenza della Corte Costituzionale n. 281/1995. In tale sede si evidenziò che “la giurisprudenza 
di questa Corte è costante nel senso che il principio del buon andamento e della imparzialità 
dell'amministrazione, alla cui realizzazione detto parametro vincola la disciplina dell'organizzazione 
dei pubblici uffici, pur potendo riferirsi anche agli organi dell'amministrazione della giustizia, 
attiene esclusivamente alle leggi concernenti l'ordinamento degli uffici giudiziari e il loro 
funzionamento sotto l'aspetto amministrativo, mentre è del tutto estraneo al tema dell'esercizio della 
funzione giurisdizionale nel suo complesso e in relazione ai diversi provvedimenti che costituiscono 
espressione di tale esercizio”. Ex multis, cfr. sentenza Corte Cost. n. 376/1993 e ordinanza n. 
275/1994.  
3
 B. NACAR, I termini e la ragionevole durata del processo penale, Torino, 2012, p. 56.
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Informazioni tesi

  Autore: Costantino Luciano
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi Kalb
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

FAQ

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Parole chiave

indagini preliminari
termini
ragionevole durata
azione penale
proroga
completezza investigativa

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